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Regime patrimoniale della famiglia. Comunione o separazione dei beni?

L’aumento delle tasse sulla casa ha spinto le famiglie a ragionare sull’opportunità di gestire in maniera diversa l’intestazione della proprietà delle stesse. Quali possono essere le soluzioni migliori?

Il nostro esperto, il notaio Professor Camillo Verde, risponderà al nostro quesito in più interventi cominciando in questo primo numero della nostra rubrica da una premessa conoscitiva fondamentale che riguarda il regime patrimoniale scelto dai coniugi per la loro famiglia. 

Solo in questo modo, infatti, potremo capire come muoverci al fine di "migliorare" l'assetto di interessi già adottato.

Professore, la legge italiana in che modo regola i rapporti di natura patrimoniale tra i coniugi?
La materia è disciplinata dalla legge n. 175 del 19 maggio 1975 che ha riformato le disposizioni del codice civile stabilendo all'articolo 159 che il regime legale, ovvero quello che si applica automaticamente senza bisogno di alcuna manifestazione di volontà adesiva, è quello della comunione dei beni. Prima della riforma del 1975 il regime legale era quello della separazione dei beni.

Regime di comunione vuol dire che a seguito del matrimonio i beni che appartengono a ciascun coniuge diventano di entrambi?
No. La comunione dei beni riguarda tutti i beni che i coniugi acquisteranno, insieme o separatamente, dal giorno del matrimonio in poi, con esclusione dei cosiddetti beni personali . La comunione riguarda poi i frutti dei beni e i proventi di attività di ciascun coniuge che non sono stati consumati prima che venga sciolta la comunione stessa e le aziende gestite da entrambi i coniugi costituite dopo il matrimonio.

E se un’azienda apparteneva ad uno solo dei coniugi prima del matrimonio?
Se l'azienda è gestita solo da lui allora resta esclusa totalmente dalla comunione, se invece è gestita da entrambi i coniugi, ricadono in comunione solo gli utili e gli incrementi. Ha detto che sono esclusi dal regime di comunione i cosiddetti beni personali. Di quali beni si tratta? In sintesi, sono beni personali quelli che il singolo coniuge ha acquistato o rispetto ai quali era titolare prima del matrimonio; quelli ricevuti per donazione o successione dopo il matrimonio, a meno che non sia specificamente indicato dal donante o dal defunto (in caso di testamento) che i beni stessi debbano essere attribuiti alla comunione; i beni di uso strettamente personale (ad. es. i vestiti); i beni che servono per l'attività di lavoro del singolo, salvo quanto detto per l'azienda che già ricade nella comunione; quelli ottenuti a titolo di risarcimento del danno, la pensione relativa alla perdita di capacità lavorativa ed infine quelli acquistati con il ricavato della vendita di beni personali.

In che modo i coniugi possono attuare il regime di separazione dei beni in deroga alla comunione legale? Cosa comporta questa scelta?
Innanzi tutto i coniugi possono scegliere la separazione dei beni dichiarandolo all'atto di celebrazione del matrimonio oppure con apposita convenzione stipulata innanzi ad un Notaio. In tal caso ciascun coniuge è esclusivo proprietario dei beni acquistati dopo il matrimonio e allo stesso modo gode dei frutti ed ha l’amministrazione dei beni di cui è titolare. Va sottolineato che tale scelta, così come ogni altra modifica alla comunione, deve essere annotata nell'atto di matrimonio per renderla opponibile ai terzi. In mancanza si presume esistente la comunione legale.

La separazione dei beni è l’unico modo per impedire che i beni acquistati dopo il matrimonio ricadano in comunione?
No, esistono altre soluzioni. Nel caso di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri (es. autoveicoli) è possibile escludere che l'acquisto degli stessi ricada nellanella comunione qualora si tratti di beni di uso strettamente personale, di beni che servono all'esercizio della professione e quelli pagati con il ricavato della vendita di altri beni personali. In tutti questi casi è necessario tuttavia che l'esclusione dalla comunione sia confermata nell'atto stesso dall'altro coniuge.

Gli effetti della scelta tra il regime di comunione e separazione si riflette anche sulla sorte successoria dei beni acquistati in vita? In che modo?
Certamente. Se un soggetto muore dopo essere stato coniugato in regime di comunione legale dei beni, nel suo asse ereditario sarà compresa solo la metà della proprietà dei beni acquistati in costanza di matrimonio (l’altra quota spetterà infatti già dal momento dell’acquisto all’altro coniuge). Se il soggetto che muore è invece coniugato in separazione dei beni, la devoluzione ereditaria dipenderà dalla quota di proprietà intestata al soggetto defunto.

 

Secondo la sua casistica le coppie di coniugi, oggi, scelgono maggiormente la separazione dei beni ?
Per esperienza posso dire che molto spesso i coniugi, soprattutto quelli non giovanissimi, si spaventano sentendo parlare di "separazione" ed anche spiegando loro che tale scelta non scalfisce affatto la loro unione, limitandosi a disciplinare i soli rapporti patrimoniali, sono restii a scegliere tale formula. E' possibile in tal caso regolarsi come sopra indicato oppure scegliere altre soluzioni previste dalla normativa in materia che in tale sede non è possibile inquadrare in maniera esaustiva e che cercherò di esaminare nei prossimi interventi unitamente ad altri strumenti di tutela del patrimonio familiare

Notaio Camillo Verde

IL NOTAIO PROFESSOR CAMILLO VERDE

La lunga e illustre carriera professionale del notaio Professor Camillo Verde, classe 1960, inizia con la Laurea in Giurisprudenza, conseguita con lode presso l’Università La Sapienza di Roma, a soli ventidue anni. Dopo avere frequentato, quale vincitore di concorso, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e svolto attività di consulenza presso importanti Aziende Pubbliche (tra le altre la S.I.P. ora TELECOM e società del gruppo IRI ITALSTAT), si è dedicato fin dal 1985 all’attività professionale ed universitaria avendo superato nello stesso anno gli esami di Avvocato e di Docente Universitario;
• Già Avvocato Cassazionista e Giudice Onorario dal 1994 è Notaio (iscritto nel Ruolo dei Distretti Notarili Riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia);
• Ha svolto e svolge attività di consulenza e assistenza per i privati e per primarie Aziende Pubbliche e Private tra le quali Istituti Bancari, Partiti politici ed Associazioni Sindacali di rilievo nazionale ed enti confederali (Patronati e Caf). • Ha ricoperto e ricopre altresì incarichi presso i Tribunali di Roma, Tivoli e Latina. • E’autore di numerose pubblicazioni in materia civile e societaria.
• Oltre all’insegnamento Universitario, che attualmente svolge come docente di ruolo presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, il Professor Camillo Verde ha insegnato presso Istituzioni Private e Pubbliche tra le quali la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri di Roma e presso la Scuola della Guardia di Finanza di Gaeta.
Lo studio del notaio Camillo Verde, con sede a Monterotondo, si avvale della quotidiana collaborazione di Avvocati e personale altamente qualificato rappresentando, ormai da circa un ventennio, un punto di riferimento, soprattutto nel nostro territorio, sia per le Istituzioni pubbliche sia in particolare per le imprese, il privato cittadino e le famiglie, offrendo competenza e disponibilità nell’assistere e nel consigliare i clienti in tutto l’iter che precede e conduce alla stesura dell’atto finale di sistemazione dei propri interessi istituzionali, imprenditoriali e familiari.

Camillo Verde Notaio