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Rosatellum Bis, come potrebbe cambiare la nuova legge elettorale.

Ci si prova ancora una volta a dare una nuova legge elettorale al popolo italiano. E così, il 22 settembre, Emanuele Fiano, relatore del nuovo tentativo di legge elettorale, ha depositato in Commissione Affari costituzionali della Camera il cosiddetto “Rosatellum 2.0” (dal nome del capogruppo dei deputati PD alla Camera Ettore Rosato). Rispetto al proporzionale del “Fianum”, naufragato in aula l’8 Giugno scorso, il nuovo testo introduce una quota di seggi uninominali maggioritari (231 pari al 36% del totale) che dovrebbero incentivare le coalizioni nelle intenzioni del proponente. Coalizioni che non sono solo ammesse, ma incentivate: per vincere più collegi possibili è meglio allearsi tra più partiti che sostengono il singolo candidato perché, nei collegi uninominali, “il primo che arriva prende tutto”.

Cosa prevede la nuova legge per cercare di dare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità è presto spiegato. In sostanza è un sistema su base proporzionale con un correttivo maggioritario che funge, di fatto, come una sorta di premio di maggioranza ‘mascherato’: prevede, infatti, 231 collegi uninominali, che spingono a formare coalizioni, e uno sbarramento (sia alla Camera sia al Senato) al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni (le preferenze date a un partito che non superi il 3% sono ripartite tra gli altri della coalizione: unico requisito è quello che il partito in questione superi l’1%). La distribuzione dei seggi è per il 36% maggioritaria e per il 64% proporzionale (dei restanti 399 deputati, 12 continueranno ad essere eletti nelle Circoscrizioni Estere, con metodo proporzionale). Nei collegi  plurinominali, dove vale il proporzionale, sono previsti dei listini molto corti, dai 2 ai 4 candidati massimo. Non è ammesso il voto disgiunto: differentemente dal “Mattarellum”, in cui c'erano due schede, una per il collegio ed una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto, qui avremo una scheda unica nella quale il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Inoltre se un elettore barrerà il nome del solo candidato del collegio uninominale, e non uno dei partiti che lo sostengono, verrà meno la sua scelta per la parte proporzionale. Per il Senato i 315 seggi saranno assegnati grazie a 103 collegi uninominali maggioritari (il Molise e la Valle d'Aosta costituiscono due collegi); 206 con metodo proporzionale in 206 collegi plurinominali (ulteriori sei all'estero con il proporzionale). Ogni partito dovrà indicare “contestualmente al deposito del contrassegno” e del “programma elettorale” “il nome e cognome della persona indicata come “capo della forza politica” fattore che non viene invece richiesto nel caso di designazione di un “capo” della coalizione. Infine rispetto alle quote di genere in ogni coalizione nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i capilista dei listini proporzionali.

Se reggerà l'intesa tra Pd, FI, Lega e Ap il testo passerà in Commissione, ma più d'uno solleva timori che in Aula possano riproporsi problemi sui numerosi voti segreti. I collegi uninominali sfavoriscono ora il Pd ora FI nelle diverse regioni, per cui i deputati dei due partiti candidati in quelle regioni potrebbero votare contro. Il No al nuovo sistema elettorale arriva invece da M5S, MDP e FDI contrari al nuovo testo che spinge a formare coalizioni varie tra i partiti.

Dopo anni di discussioni e testi bocciati è ormai un dovere ed una responsabilità nei confronti del Paese trovare il giusto accordo su una nuova legge elettorale in grado di assicurare, il più possibilmente, l’omogeneità della composizione delle Camere così da assicurare un corretto funzionamento e una prolungata continuità degli organi costituzionali. Non si può, e non si deve, andare al voto senza prima una legge che assicuri rappresentanza e governabilità. Siamo ormai all’ultima chiamata utile prima della fine, ormai imminente, dell’odierna legislatura: il Capo dello Stato ormai da mesi, infatti, richiama la politica sulla necessità di uniformare i due sistemi elettorali lasciati in piedi dalla Corte costituzionale. Quello che è sicuro è che all’Italia serva da tempo una nuova legge elettorale, e che tale legge debba essere scritta dal Parlamento, più che dalla Consulta, per non delegittimare la politica tutta.

La Commissione voterà martedì prossimo, 26 settembre, l'adozione del testo base, mentre il termine per la presentazione dei relativi emendamenti è fissato per il successivo mercoledì alle 17. Presto si vedrà se anche questa legge elettorale finirà al macero o se, invece, diventerà il nuovo modo con cui gli italiani voteranno.

Camillo Verde

Rosatellum Bis, come potrebbe cambiare la nuova legge elettorale.