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Nuovo regolamento UE sui dati personali: come cambia il diritto all’oblio

Aveva fatto scalpore ad Agosto la notizia della sentenza che aveva negato a Vittorio Emanuele di Savoia il cosiddetto “diritto all’oblio” per “l’incidente” dell’Isola di Cavallo (in cui, nel 1978, perse la vita il giovane tedesco Dirk Hamer), rievocato da un cronista ed il direttore della Repubblica. Subito era scattata da parte del figlio dell’ultimo Re d’Italia, l’accusa di diffamazione che aveva “retto” in primo grado ma che era caduta in Corte d’Appello, in quella sede, infatti, i giudici considerarono il “promemoria” del giornalista come rientrante nel libero esercizio del diritto di critica e di cronaca poiché l’articolo è risultato di fatto rientrante nella legittima espressione di opinione critica, sganciata dai rigidi criteri di legittimazione della cronaca, poiché  l’articolista si era limitato a ricordare un fatto storicamente accaduto. In questo modo è stato attuato quel principio della Corte di Cassazione (dato dalla sentenza 38747) che ci dice che il diritto all’oblio deve cedere il passo al diritto della collettività ad essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione delle proprie convinzioni: anche se questo comporta un discredito per la persona titolare di quel diritto.

Di quel diritto all’oblio tanto se n’è parlato e tanto se ne parlerà ancora, sia in campo nazionale che europeo, specialmente con l'entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali (RGPD, Regolamento UE 2016/679) il quale, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016 e della sua entrata in vigore il 24 maggio 2016, diventerà effettivo a partire dal 25 maggio 2018. La normativa di riforma della legislazione europea in materia di protezione dei dati, poiché trattasi di un regolamento, non necessiterà di recepimento da parte degli Stati dell'Unione e verrà attuata allo stesso modo in tutti gli Stati dell'Unione senza margini di libertà nell’adattamento con lo scopo di raggiungere una definitiva armonizzazione della regolamentazione in materia di protezione dei dati personali all'interno dell'Unione europea.

Inizialmente riconosciuto soltanto a livello giurisprudenziale sia in campo europeo che nazionale, il diritto all’oblio, che non ha carattere assoluto in quanto dev'essere inevitabilmente contemperato con altri interessi (primo fra tutti il diritto di cronaca), può essere definito come l'interesse di un singolo ad essere dimenticato: la sua esplicazione consiste nella cancellazione dei contenuti, dalle varie pagine web, di precedenti informazioni (spesso pregiudizievoli come ad esempio precedenti penali) che non rappresentano più la vera identità dell’interessato. Per tutelare la riservatezza e l’identità personale attuale di un soggetto vi è quindi la possibilità di richiedere l’eliminazione di notizie relative a fatti avvenuti in passato.

Ci sono però, come inizialmente detto, delle condizioni necessarie affinché questo esercizio di diritto sia effettivamente attuato. Il diritto all’oblio non è un diritto assoluto bensì un limite esterno al diritto di cronaca e alla libertà di stampa, in tal senso va opportunamente bilanciato col diritto in competizione. Con il nuovo Regolamento sulla privacy Ue, tale diritto, denominato più genericamente diritto alla cancellazione, riceve una regolamentazione espressa, che andrà a sostituire, inoltre, la direttiva sulla protezione dei dati (ufficialmente Direttiva 95/46/EC) istituita nel 1995 e abrogherà le norme del Codice per la protezione dei dati personali (dlgs.n. 196/2003) che risulteranno con esso incompatibili. Gli obiettivi principali della Commissione europea nel GDPR sono quelli di restituire ai cittadini il controllo dei propri dati personali e di semplificare il contesto normativo che riguarda gli affari internazionali unificando e rendendo omogenea la normativa privacy dentro l’UE. A differenza dell'attuale direttiva inoltre, il regolamento si applica anche a società, aziende, imprese ed enti con sede legale fuori dall'UE che trattano dati personali di residenti nell'Unione Europea. Ciò anche a prescindere dal luogo o dai luoghi ove sono collocati i server e le banche dati.

Come già detto, il diritto all’oblio non trova applicazione quando va a scontrarsi con il diritto di cronaca ed il diritto di informazione che sono prevalenti. Inoltre la sua applicazione può essere limitata nei casi in cui la conservazione sia necessaria per adempiere ad obblighi previsti dal diritto comunitario o nazionale o per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità, della ricerca scientifica e storica o a fini statistici o quando i dati siano necessari per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un dritto in sede giudiziaria. Secondo il nuovo regolamento, infine, il titolare dovrà invece procedere alla cancellazione dei dati e astenersi da ogni successo trattamento degli stessi quando ricorre una o più delle seguenti condizioni:

• Se i dati non siano più necessari ai fini del trattamento per il quale sono stati raccolti o trattati;

• Nel caso in cui l'interessato revochi il consenso al trattamento dei dati, il periodo di conservazione degli stessi sia spirato oppure quando non vi siano altri legittimi motivi per proseguire il trattamento;

• Quando vi è opposizione da parte dell'interessato al trattamento dei dati personali;

• Se un tribunale (o altra autorità di regolamentazione comunitaria) ordini in maniera definitiva ed assoluta la cancellazione dei dati;

• Nell'ipotesi in cui i dati siano stati trattati illecitamente.

Il diritto all’oblio è, in questa prospettiva, il diritto a crescere e migliorare senza essere costretti a vedersi rinfacciato eternamente il proprio passato. Una persona che volesse redimersi da comportamenti sbagliati si troverebbe a doversi confrontare costantemente con quelle condotte riproposte in rete e impossibili da cancellare. Il diritto all’oblio è, sostanzialmente, il diritto ad una seconda possibilità

Notaio Camillo Verde

Notaio Camillo Verde - Come cambia il diritto all���oblio