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Il Terzo Settore è finalmente pronto ad un riordino totale - Camillo Verde

La pubblicazione in Gazzetta ufficiale lo scorso 2 agosto dell’ultimo dei decreti legislativi attuativi della delega al Governo per la riforma del Terzo settore (legge 106/2016), quello sul Codice del Terzo settore, che ha seguito in ordine temporale “l’istituzione e la disciplina del servizio civile universale”, “la disciplina dell’istituto del 5 per mille” e “la revisione della disciplina in materia di impresa sociale”, ha segnato l’avvio dell’ultimo miglio dell’iter per quella “Riforma del Terzo Settore” , di cui si discute da ormai due anni, e che promette di riordinare in via definitiva il non profit italiano con grandi novità: spariranno le Onlus, si introdurrà il Registro Unico e la nuova figura degli Enti del Terzo Settore, aumenterà la trasparenza e cambieranno le agevolazioni fiscali e i metodi di finanziamento insieme a tantissime novità per l’impresa Sociale, per il 5x1000, per i donatori. Sono queste alcune delle principali novità introdotte dagli oltre 100 articoli dell’ultimo decreto collegato alla Riforma del Terzo settore, testo che nei prossimi mesi subirà sicuramente modifiche aggiuntive per completarlo e dettagliarlo viste le tante particolarità e argomenti trattati: termine ultimo previsto dalla legge entro cui il Governo potrà modificare i decreti attuativi della legge delega sarà infine il 3 luglio 2018. La parola “riordino”, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice ossia quello di riformare più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato, coinvolgendo allo stesso tempo più di 6 milioni di cittadini italiani impegnati nel volontariato.

Come già detto la prima novità è l’abolizione dell’acronimo “Onlus” che andrà sostituito da  “ETS” ossia “Enti del Terzo Settore” nuovo acronimo che include enti che esercitano principalmente le cosiddette “attività di interesse generale” e hanno “finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” come: le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni riconosciute e non, le fondazioni e gli altri enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Attività diverse possono essere svolte, come in passato, a condizione che siano secondarie e strumentali. Tutte questa associazioni per poter operare dovranno entrar a far parte del neo istituito “Registro unico nazionale del Terzo settore” (operativo da Gennaio 2019) e con sede presso il Ministero delle Politiche sociali, ma gestito e aggiornato a livello regionale. Verrà infine costituito, presso lo stesso ministero, il “Consiglio nazionale del Terzo Settore”, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.

Gli ETS, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Rispetto ai metodi di finanziamento le ETS possono portare avanti campagne di “Fundraising” in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore. Le retribuzioni dei dipendenti di questi enti avranno in futuro un tetto massimo ed uno minimo con compensi non oltre il 40% rispetto a quelli previsti per le medesime qualifiche dai contratti collettivi ne inferiori sempre a quelli previsti dagli stessi contratti. Mai potrà inoltre essere la differenza retributiva tra dipendenti superiore al rapporto uno a otto. Per aumentare la trasparenza degli enti non profit gli ETS dovranno ora redigere un bilancio formato dallo stato patrimoniale e dal rendiconto finanziario in aggiunta ad una relazione di missione che descriva il perseguimento delle finalità statuarie. Chi avrà entrate o ricavi superiore al milione di euro dovrà inoltre pubblicare il proprio bilancio sociale sia sul proprio sito Internet sia presso il registro unico nazionale del Terzo Settore.

Gli ETS potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”. Sempre riguardo alle agevolazioni fiscali cambia inoltre la percentuale della detrazione Irpef che sale al 30% per le erogazioni liberali in denaro o in natura effettuate a favore degli ETS, fino a un massimo di 30.000 euro (35% se diretta verso organizzazioni di volontariato). Le liberalità sono deducibili dal reddito del donatore nel limite del 10%. Il credito d’imposta appena istituito sarà inoltre del 65% per le persone fisiche e del 50% per le società che decideranno di donare agli ETS che si occupano del recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

La riforma passa però anche dall'impresa sociale, riguardo la quale l'Italia si è dotata di una normativa particolarmente innovativa con l'ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione degli utili e incentivi all'investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell'investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche.

Per quanto riguardo infine il 5x1000, altro snodo fondamentale in materia, si è portata a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in misura stabile per 500 milioni l’anno. Rispetto alla disciplina precedente però, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale attraverso un meccanismo di erogazione più veloce e strumenti di trasparenza che rendano conto ai cittadini di come gli enti impiegheranno queste risorse.

Quella cui ci troviamo davanti oggi è  una riforma di grande interesse ed impegnativa per tentere di dare ordine a quelle Istituzioni che, attraverso norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi, vogliono dare impulso alla crescita di un Terzo settore radicato nelle comunità e capace di affrontare sfide ambiziose. Questa sembra essere la ratio del provvedimento che nell’art.1 del Decreto 117/2017 enuncia di “puntare” a: "sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di  coesione  e  protezione sociale,  favorendo  la  partecipazione,  l'inclusione  e  il   pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e  di occupazione lavorativa".

Notaio Camillo Verde

Il Terzo Settore �� finalmente pronto ad un riordino totale - Camillo Verde