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Decreto Intercettazioni approvato, cosa cambia ora durante il processo di Notaio Camillo Verde

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in data 2.11.2017, il decreto legislativo che riforma la disciplina delle intercettazioni ossia il testo contenente le “Disposizioni in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni”. Il passaggio successivo sarà quello di superare l’esame delle commissioni Giustizia per poi tornare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Il decreto attua una revisione del fondamentale strumento di indagine delle intercettazioni cercando di portare un maggiore equilibrio tra la salvaguardia da un lato della libertà e la segretezza della corrispondenza di ogni forma di comunicazione e dall’altro del diritto di informazione. Si introducono disposizioni volte a incidere sull’utilizzazione, a fini cautelari, dei risultati delle intercettazioni, nonché a disciplinare il procedimento di selezione delle comunicazioni intercettate, secondo una precisa scansione temporale. Lo scopo ultimo è quello di escludere, una volta concluse le indagini, ogni riferimento a persone solo occasionalmente coinvolte dall’attività di ascolto e di eliminare tutto quel materiale, anche registrato, che sia valutato non rivelante ai fini della giustizia al fine di impedire l’indebita divulgazione di fatti e riferimenti a persone estranee all’oggetto dell’attività investigativa. Garante della riservatezza della documentazione sarà il pubblico ministero che si occuperà di custodire, in un apposito archivio riservato, del materiale irrilevante e inutilizzabile, con facoltà di ascolto ed esame, ma non di copia, da parte dei difensori e del giudice, fino al momento di conclusione della procedura di acquisizione. Il principio cardine del decreto legislativo è presto detto quindi: salvare la privacy delle persone le cui intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali non sono rilevanti per le indagini, il testo infatti prevede “il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini, sia per l’oggetto che per i soggetti coinvolti, nonché di quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge”.

Tra chi critica il provvedimento visto come un possibile “bavaglio” alla stampa e chi lo valuta invece positivo al fine di evitare fughe di notizie e tutelare la privacy degli interessati al processo, ecco quali sono tutte le nuove regole inserite nel decreto.

Lo schema di decreto legislativo riscrive ex novo le norme del Codice di procedura penale relative al deposito degli atti riguardanti le intercettazioni e la selezione del materiale raccolto. Riguardo al deposito degli atti la procedura si articolerà in due fasi: dapprima il deposito delle conversazioni e delle comunicazioni e dei relativi atti. In questo modo, si consentirà alla difesa di conoscere gli elementi su cui il Pm intenderà fare richiesta di acquisizione, e di controllare le sue scelte di esclusione. Successivamente l’acquisizione delle comunicazioni rilevanti ed utilizzabili con lo stralcio contestuale di quelle irrilevanti e inutilizzabili, destinate all’archivio privato. L’archivio privato delle intercettazioni, in particolare quelle non rilevanti dal punto di vista penale, sarà gestito dal Pubblico Ministero e l’accesso sarà consentito solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dallo stesso. Per tutelare inoltre le comunicazioni tra avvocato difensore ed indagato viene esteso il divieto di intercettazione nei confronti del difensore, già previsto dal codice di procedura: d’ora in poi non sarà più possibile verbalizzare le comunicazioni o conversazioni intercettate durante le attività legittime di ascolto quando vi sia coinvolto anche solo occasionalmente il difensore.

Secondo la bozza di decreto circolante le trascrizioni saranno da ora in poi pochissime, subordinate alla rilevanza delle intercettazioni e fatte mediante riassunti: non potranno essere trascritte, neppure in modo sommario, le comunicazioni o conversazioni irrilevanti per l’oggetto o per i soggetti coinvolti o relative a dati personali sensibili, sempre che non siano ritenute rilevanti a fini di prova al fine di bilanciare le indagini penali con il delicato tema della privacy degli intercettati. Nel verbale dovrà inoltre essere sempre indicata non solo la data, ma anche l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è stata effettuata. La soluzione adottata in fine dovrebbe migliorare la riservatezza delle comunicazioni senza il rischio di mettere il bavaglio alla stampa, come temuto da alcune forze politiche e dal sindacato dei giornalisti.

Viene inoltre introdotta nel diritto penale una fattispecie di reato relativa alla “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente” che punisce, fino a 4 anni di reclusione, chi diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine. Il reato è procedibile a querela dell’offeso, in coerenza con l’altro decreto legislativo di attuazione della legge 103/2017 che estende l’applicazione della procedibilità a querela per taluni reati. La punibilità è comunque esclusa “nel caso in cui la registrazione senza consenso venga utilizzata in ambito processuale, come esercizio del diritto di difesa o nell'ambito del diritto di cronaca”.

Viene introdotta una specifica disciplina riguardante l’impiego dei cosiddetti “cavalli di troia” (trojan horse) virus informatici che si annidano nei dispositivi informatici permettendo di controllarne l’attività e le comunicazioni dell’utilizzatore, il cui utilizzo, ampiamente praticato, non era stato fino ad oggi regolamentato da norme. Tali dispositivi non potranno essere mantenuti attivi senza limiti di tempo o di spazio, ma saranno attivabili da remoto secondo quanto previsto dal Pm nel proprio programma d’indagine. Dovranno, inoltre, essere disattivati in caso di intercettazione in ambiente domiciliare, salvo la prova che in tale contesto sia in corso l’attività criminosa oggetto d’indagine o che l’indagine riguardi i delitti più gravi (come nel caso di criminalità organizzata o terrorismo).

Notaio Camillo Verde

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