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22 Dicembre 2017: Settant’anni di Costituzione Italiana.

22 Dicembre 1947, Umberto Terracini in qualità di presidente dell’Assemblea Costituente, pronunciando un discorso sobrio e profondo che dava conto dei lavori della prima assemblea eletta dai cittadini, con un’altissima partecipazione al voto, dichiara approvata la Carta Costituzionale Italiana. L’anno precedente, infatti, a seguito delle elezioni del 2 giugno 1946, 556 membri dell’assemblea Costituente, formata da uomini e per la prima volta anche dalle donne, erano stati chiamati infatti a svolgere un nobile compito ossia quello di iniziare il nostro processo democratico muovendo i primi passi come Repubblica e rimarcando i sentimenti di pace, libertà e democrazia utili a tracciare il futuro del nostro Paese, desideroso di lasciarsi alle spalle macerie e ferite di un provante conflitto. Un testo figlio della Resistenza e nipote della Liberazione dedicato a tutti i cittadini nel quale sono racchiusi i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo. La commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, venne istituita il 15 luglio 1946, e divisa in tre gruppi di lavoro, uno dedicato ai diritti e doveri dei cittadini, un secondo all’organizzazione costituzionale dello Stato ed, infine, un terzo ai rapporti economici e sociali. Dopo 18 mesi di lavori dell’Assemblea Costituente, di discussioni e modifiche che hanno comunque lasciato intatto il cuore del testo, basato sui principi di democrazia e uguaglianza, la Costituzione viene approvata con 458 voti favorevoli su un totale di 515 votanti. Con la firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola la nostra Costituzione entra così effettivamente in vigore il 1 gennaio 1948.

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Così inizia il primo articolo della Costituzione italiana che festeggia in questi giorni il suo 70 anniversario. Un articolato snello di 12 principi fondamentali e 139 totali (più 18 disposizioni transitorie), principale fonte del diritto della Repubblica Italiana, dalla quale dipendono tutte le altre norme giuridiche dell'ordinamento dello Stato. C’è chi l’ha definita “la più bella del mondo” e chi l’ha letta si dice d’accordo con questa definizione. Nata per far sì che gli orrori del fascismo non si ripetessero mai più, la Carta porta con se tre anime, che si uniscono insieme nell'elaborazione del testo costituzionale: quella marxista, quella cattolica e quella liberale che riuscirono a trovare un accordo comune per il bene del Paese. "Per il pieno sviluppo della persona umana a cui la nostra Costituzione deve tendere - riferiva Giorgio la Pira, storico sindaco di Firenze e membro della Costituente, a chi gli domandava dei principi fondanti della carta - era necessario non soltanto affermare i diritti individuali e sociali, ma anche l'esistenza dei diritti delle comunità intermedie, che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale". In poche parole la Costituzione doveva rappresentare due concezioni distinte: una individualista, di stampo occidentale liberale e l'altra statalista più vicina al "sentire" socialista.

Nel corso di questi 70 anni la Carta è stata modificata più volte, ma i suoi principi - che sono posti a garanzia dei nostri diritti e delle nostre libertà - sono rimasti invariati. Tra tentativi di snaturarla, mortificazione degli ideali che sono alla base della nostra democrazia, c’è comunque una via da seguire chiaramente: quella del diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla salute, libertà di espressione, libertà di culto, uguaglianza di diritti e di doveri, indipendenza dei giudici. Per averne cognizione, basterebbe leggere con particolare attenzione l’art. 3, chiarissimo compendio della missione quasi religiosa che animò i “padri costituenti” nella stesura della Carta: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Prima, vigeva la “legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della monarchia” (dal preambolo dello Statuto Albertino); oggi vige la legge fondamentale della Repubblica Italiana, il Sovrano era al centro dello Stato, nonché lo Stato stesso; oggi invece è il Popolo Italiano che detiene ed esercita la sovranità. Da “regnicoli” (art. 24 dello Statuto Albertino) in cittadini degni e uguali di fronte alla Legge, dotati dei diritti civili, politici, sociali che i Padri Costituenti hanno trasfuso nel testo con grande lungimiranza, modernità politica e giuridica. Prima era il Re ad essere “sacro ed inviolabile” mentre oggi lo è la “forma repubblicana” tanto da non poter essere oggetto di revisione costituzionale. Da una libertà individuale solamente “garantita” oggi siamo passati ad una “inviolabile” proprio grazie alla Costituzione che tanto la difende.

Partire dalla conoscenza della Costituzione per non dimenticare certi valori e sentirsi ancora di più parte del nostro Paese è fondamentale fin dai primi anni di scuola. Lo studio della Educazione civica, ormai desueto, dovrebbe essere alla base dell’istruzione nelle scuole italiane.

Tutti gli studenti dovrebbero ricevere gratuitamente una copia della Costituzione in modo da “far leggere, conoscere, approfondire, ovviamente a seconda del grado e del percorso scolastico, il dibattito dei padri e delle madri della Costituzione che hanno costruito quelle sintesi fondamentali, soprattutto dei primi articoli della Carta”. Subito dopo l’approvazione della Costituzione, Umberto Terracini intervenne in Aula per proiettare il risultato verso il futuro: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori”.

E partire dall’educazione di quelli che saranno il futuro del nostro Paese, ossia gli studenti, è già un buon inizio, per recuperare anni, soprattutto gli ultimi, in cui i principi fondamentali sono stati “letti ed applicati” arbitrariamente e in maniera fin troppo di parte. 

Notaio Camillo Verde

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