notaiocamilloverde.it Rss http://www.notaiocamilloverde.it/ Camillo Verde - Notaio it-it Mon, 5 Feb 2018 16:56:14 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 studio@notaiocamilloverde.it (Camillo Verde - Notaio) studio@notaiocamilloverde.it (Notaio Camillo Verde) Mediacontent http://www.notaiocamilloverde.it/vida/foto/logo.png notaiocamilloverde.it Rss http://www.notaiocamilloverde.it/ Legge di bilancio 2018, cambiamenti importanti anche per avvocati e notai. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/481/1/legge-di-bilancio-2018-cambiamenti-importanti-anche-per-avvocati-e-notai

Approvata dal Consiglio dei Ministri il 16 ottobre 2107, il 1° gennaio è entrata ufficialmente in vigore la Legge di Bilancio 2018 promettendo, secondo le intenzioni  del governo: incentivi per assumere giovani, sostegno alle imprese che innovino, anticipo della pensione per alcune categorie e maggiori risorse per i contratti pubblici. Il termine “legge di Bilancio” è abbastanza nuovo, poiché approvato in via definitiva nel luglio 2016 a seguito della legge che disciplina la nuova riforma del bilancio dello stato italiano presentata da Francesco Boccia (primo firmatario), presidente della commissione Bilancio della Camera. Prima di allora si utilizzava il termine “legge finanziaria” per riferirsi sostanzialmente alla stessa legge ordinaria del governo italiano che, regolando la politica economica del paese per un triennio attraverso misure di finanza pubblica e di politica di bilancio, viene pubblicata regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, con il titolo “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”. Tale legge si attesta come norma principale prevista dall'ordinamento giuridico italiano dal momento che possiede la facoltà di introdurre innovazioni normative in materia di entrate e di spesa, fissando anche il tetto dell'indebitamento dello Stato. Solo a seguito dell'approvazione da parte del Parlamento, la legge finanziaria si appresta così a regolare la vita economica del nostro Paese nell'arco di un anno solare. Quella del 2018 sarà una manovra da 20 miliardi di euro circa, di cui ben 15,7 miliardi serviranno soltanto per neutralizzare le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici dell'Iva concordati in passato dal governo italiano con l'Europa, per ottenere in cambio un po’ di flessibilità sui conti. Le novità, come ogni anno, sono molte e interessano un gran numero di cittadini italiani, in sintesi si passa dal tema del lavoro, della formazione e della previdenza, a quello del sostegno alle imprese, alle politiche per la famiglia, alle agevolazioni per la casa e, infine, alla cultura e al turismo. Anche le professioni, come quella forense e quella notarile, vengono interessate dalla nuova legge di bilancio.

In data 11 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto correttivo al Codice dell’amministrazione digitale, decreto correttivo del d.lgs. 26 agosto 2016, n. 179, che rappresenta la sesta modifica apportata al testo originario del 2005. Legata alla professione legale sono da tenere in considerazione termini come il nuovo concetto di “forma scritta” valida legalmente al di là della apposizione di firma digitale o elettronica, il domicilio digitale ed il Difensore civico digitale unico. Per quanto riguarda i documenti digitali, la missione del nuovo testo è quella di “garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali”. Qualsiasi sistema, quindi, anche diverso dalla firma digitale, dalla firma elettronica avanzata o da quella semplice (sottoposta al vaglio del giudice), potrà essere ammesso in modo che un documento informatico (un contratto, una informativa privacy etc.) possa produrre gli stessi effetti giuridici della cosiddetta scrittura privata, anche senza che i suoi firmatari dispongano di una firma digitale o elettronica avanzata. Un nuovo sistema che darà filo da torcere più ai notai che agli avvocati, visto che dovranno tenere sotto controllo più sistemi di formazione del documento per valutarne la validità. Poco impatto a livello professionale avrà, invece, la norma sul domicilio digitale, visto che gli avvocati ne devono disporre obbligatoriamente per i processi telematici già in vigore. Ricordo, inoltre, che la legge di Bilancio 2018 (n. 205/2017), all’articolo 1, comma 1150 , ha prorogato per un altro anno (fino al gennaio 2019) l'obbligo del deposito di almeno una copia cartacea del ricorso e degli scritti difensivi. Dal primo gennaio, inoltre, il processo amministrativo è diventato “tutto” telematico, nel senso che i depositi online dalla piattaforma della giustizia amministrativa riguardano anche tutti gli atti afferenti ai ricorsi depositati prima del 1° gennaio 2017, dunque in cartaceo. Il pagamento del contributo unificato deve, d’ora in poi, effettuarsi solo con il Mod. F24 Elide.

La legge di bilancio ha apportato rilevanti novità anche in materia di notificazione degli atti giudiziari, modificando il testo della legge 890/1982, che disciplina la tematica delle “Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari”. Il primo e più rilevante cambiamento, con riferimento ovviamente al servizio postale, riguarda l'introduzione di un comma 3 al primo articolo della legge che subordina la licenza individuale per i servizi riguardanti le notificazioni a specifichi obblighi del servizio universale con riguardo alla sicurezza, alla qualità, alla continuità, alla disponibilità e all'esecuzione dei servizi medesimi ed ipotizza così, a mio avviso, un voluto superamento del monopolio di Poste Italiane. Da notare vi è adesso l’obbligo nell'indicazione del mittente di annotare anche l'indirizzo PEC per i soggetti che, in virtù di altre disposizioni normative, sono obbligati a dotarsene. Vengono rimodificate anche le disposizioni contenute nella legge sulle notificazioni postali in caso di smarrimento dell’avviso di ricevimento da parte dell’ufficio postale. L’operatore postale forma, infatti, una copia per immagine su supporto analogico dell’avviso di ricevimento e provvede a trasmettere con modalità telematiche tale copia dell’avviso al mittente, entro e non oltre 3 giorni. In sintesi una nuova regolamentazione che non stravolge completamente l'assetto antecedente, ma aggiunge aspetti innovativi aprendo inoltre il mercato delle notificazioni ad altri operatori economici attraverso nuovi meccanismi di controllo relativi alla corretta conservazione delle giacenza.

Riguardo all’ordinamento del notariato e degli archivi notarili vengono modificati e aggiunti alcuni commi alla legge notarile del 16 febbraio 1913, n. 89. All’art 4, comma 2,  della suddetta legge si aggiunge ora che “La tabella che determina il numero e la residenza dei notai deve, udite le Corti d'appello e i Consigli notarili, essere rivista ogni sette anni, sulla base dei criteri indicati al comma 1 e tenuto anche conto della variazione statistica tendenziale del numero e della tipologia degli atti ricevuti o autenticati dai notai, e può essere modificata parzialmente anche entro un termine più breve, quando ne sia dimostrata l’opportunità”. Nella stessa legge notarile del 1913, si dispone che agli atti funzionali a promuovere l’azione disciplinare si applichi l’articolo 8, comma 2, della legge antitrust (legge 287/1990). Quest’ultima disposizione prevede che le norme nazionali antitrust non si applichino alle imprese che gestiscono servizi di interesse economico generale, per tutto quanto «strettamente connesso» all’adempimento dei compiti loro affidati. La volontà del legislatore potrebbe sembrare qui quella di schermare le azioni disciplinari dei consigli notarili dagli interventi dell’Antitrust. Il rinvio all’articolo 8, comma 2, della legge 287/1990 inserito dalla legge di Bilancio non aggiunge molto però il problema resterà ancora quello di stabilire in concreto se la connessione con le funzioni pubbliche ci sia e in che misura. Su questo aspetto, i giudici Ue e nazionali hanno affermato in passato che la deroga alle norme di concorrenza debba essere letta in modo restrittivo. Riporto, infine, qui l’ultima modifica, più lunga ed articolata rispetto alla precedente, dell’art. 65 la quale testualmente indica che “a decorrere dalla data stabilita con il decreto di cui al nono comma, il notaio trasmette in via telematica all'Ufficio centrale degli archivi notarili, in formato digitale, per l'inserimento nell'archivio centrale informatico, la copia mensile dei repertori, di cui al primo comma, nonché la copia trimestrale del registro somme e valori, ovvero la certificazione negativa, ed ogni altra documentazione connessa ed esegue i versamenti ai quali è tenuto, a mezzo degli archivi notarili distrettuali, su conto corrente postale gestito dall'Ufficio centrale. L'Amministrazione degli archivi notarili versa, nei termini previsti per gli archivi notarili distrettuali dalla normativa vigente, le somme riscosse per conto del Consiglio nazionale del notariato e della Cassa nazionale del notariato, trattenendo un aggio nella misura del 2 per cento. Il controllo della liquidazione delle tasse e dei contributi e degli importi versati dai notai e l'applicazione e la riscossione delle sanzioni previste per tardivo o mancato pagamento spetta all'archivio notarile distrettuale. I dati estratti dalle copie dei repertori tenuti nell'archivio centrale informatico sostituiscono l'indice delle parti intervenute negli atti, previsto dall'articolo 114. L'Amministrazione degli archivi notarili provvede alla dematerializzazione delle copie mensili di cui al presente articolo conservate su supporto cartaceo dagli archivi notarili. Con uno o più decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, sentiti il Consiglio nazionale del notariato, il Garante per la protezione dei dati personali e l'Agenzia per l'Italia digitale, sono determinate, nel rispetto del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le norme di attuazione delle disposizioni che riguardano le modalità di formazione e trasmissione telematica delle copie di cui al quarto comma, i versamenti di cui al quarto e quinto comma, la conservazione, la ricerca e la consultazione dei documenti e dei dati inseriti nell'archivio centrale informatico. Sono altresì stabilite le date di entrata in vigore delle predette disposizioni e le date della cessazione dell'obbligo di eseguire i corrispondenti adempimenti presso gli archivi notarili distrettuali”.

Notaio Camillo Verde

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Mon, 5 Feb 2018 16:56:14 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/481/1/legge-di-bilancio-2018-cambiamenti-importanti-anche-per-avvocati-e-notai notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
GDPR, facciamo chiarezza sul regolamento per la protezione dei dati personali. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/480/1/gdpr-facciamo-chiarezza-sul-regolamento-per-la-protezione-dei-dati-personali

Entrerà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018 ma molte aziende sembrano non essere ancora pronte secondo i dati che emergono dall’ultima ricerca di Trend Micro. Si parla ovviamente del “General Data Protection Regulation” (GDPR) ossia di quel regolamento sulla protezione dei dati con cui la Commissione europea intende rafforzare e rendere più omogenea la protezione dei dati personali dei cittadini dell'Unione Europea e dei residenti nell'Unione Europea, sia all'interno che all'esterno dei confini dell'UE. Il testo, che affronta anche il tema dell'esportazione di dati personali al di fuori dell’Unione Europea e obbliga tutti i Titolari del trattamento dei dati (anche con sede legale fuori dall'UE) che trattano dati di residenti nell'unione europea ad osservare ed adempiere agli obblighi previsti, non sarebbe infatti ancora entrato con adeguata serietà nell’ottica di manager e responsabili aziendali secondo i dati della ricerca appena citata. Quasi tutti sono consapevoli di doversi adeguare al nuovo regolamento, una percentuale molto più bassa è però quella che sa già come fare: il 64% del campione ad esempio, non è a conoscenza che la data di nascita di un cliente è classificata come dato personale; il 42% non classificherebbe i database di e-mail come dati sensibili, il 32% non lo farebbe con gli indirizzi di domicilio e il 21% con l’indirizzo e-mail personale. Risultati che indicano quindi quanto le aziende in realtà non siano così preparate o al sicuro come credono di essere, ponendosi così a rischio sia di hacker sia di eventuali sanzioni. L’evoluzione tecnologica e normativa richiede quindi un profondo ripensamento non solo dell’assetto tecnologico ed organizzativo delle aziende e pubbliche amministrazioni, ma anche una riflessione più ampia sull’attuale modello di business dell’Information Security e dell’ICT in generale con conseguentemente notevoli cambiamenti sia per le imprese e sia per gli enti amministrativi.

La confusione legata al GDPR dipende sicuramente anche dalla sua struttura complessa, stratificata e spesso priva di indicazioni concrete per le aziende che rende quindi difficile approcciarsi in maniera autonoma alla nuova disciplina. Tentando di semplificare il tutto, il nuovo regolamento introduce un approccio innovativo basato sulla responsabilizzazione del titolare del trattamento (si parla, infatti, di accountability e privacy "dimostrabile", in quanto l'onere della prova della conformità del trattamento grava sui titolari) e sul concetto di privacy by design. Pertanto, dalla lettura del GDPR e delle linee guida, per una maggiore ed efficace tutela, emerge la necessità di analizzare il ruolo reale delle componenti aziendali e adeguarle nell’ottica del nuovo quadro normativo, individuando e predisponendo autonomamente le modalità (incluse garanzie e limiti) più idonee per garantire il rispetto della normativa, attraverso un'analisi preventiva e specifica di tutti i trattamenti di dati effettuati. Compito dei titolari diventa ora quello di predisporre delle misure di sicurezza adeguate al rischio che il trattamento effettuato crea per i diritti e le libertà delle persone e disporre delle procedure idonee a rilevare e documentare in modo specifico e completo ogni eventuale violazione dei dati personali che si verificherà, informandone prontamente gli interessati e fornendo tutta la relativa documentazione al Garante, per l'accertamento di eventuali responsabilità.

Tra le nuove procedure introdotte dal GDPR troviamo, obbligatoria solo in alcuni casi, la predisposizione di un registro delle attività di trattamento, utile per fare il punto sui dati trattati ed individuare eventuali trattamenti che comportino rischi per i diritti e le libertà personali (oltre che verificare costantemente il rispetto della normativa vigente). Altro strumento introdotto, anch’esso non obbligatorio, è il Data protection impact assessment utile per organizzare le varie attività e stabilire a priori quando un trattamento può essere rischioso (il cosiddetto “privacy by design”). Tutte le procedure quindi saranno sottoposte a rivisitazioni, controlli e modifiche per dare concreta e rapida attuazione di diritti degli interessati.

Nella nuova ottica legata alla “privacy” (disciplinata dall’art.15) viene sancito che l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali che lo riguardano e, se è in corso tale trattamento, l'accesso ai dati ed eventualmente sapere quali e perché questi dati vengano raccolti, con la possibilità inoltre di richiedere la cancellazione degli stessi anche attraverso un reclamo all’autorità di controllo. Un mese è il termine massimo in cui il titolare del trattamento deve poi fornire all’interessato le informazioni relative all’azione intrapresa riguardo ad una richiesta di accesso (ai sensi degli articoli da 15 a 20), termine che può essere prorogato per un massimo di altri due mesi, se necessario, tenendo conto della complessità della richiesta e del numero di richieste. Dati che non siano più necessari per le finalità per i quali sono stati raccolti o altrimenti trattati, o nel caso si abbia successivamente ritirato il consenso agli stessi (specie se l’interessato ha dato il consenso quando era minore e quindi non pienamente consapevole dei rischi derivanti dal trattamento) possono rientrare nel cosiddetto “diritto alla cancellazione ed all’oblio”, salvo i casi in cui l’ulteriore conservazione sia necessaria per particolari casi come, per esempio, quella di esercitare il diritto alla libertà di espressione e di informazione o di adempiere ad un obbligo legale. Inoltre qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità, compresa la profilazione nella misura in cui sia connessa a tale marketing diretto. Sarebbe poi opportuno, a mio avviso, che tale diritto si estendesse in maniera tale da obbligare l’eventuale titolare del trattamento che ha pubblicato dati personali a informare i responsabili del trattamento che stanno trattando tali dati affinché cancellino qualsiasi link verso tali dati personali o copia o riproduzione di detti dati al fine di ristabilire la libertà e dignità personale dell’interessato. In senso positivo, il Regolamento si impone quindi di voler riaffermare la libertà e la dignità della persona, limitando il potere informatico attraverso il controllo di mezzi e fini, fornendo inoltre una disciplina attuale ed uniforme in grado di superare le discrepanze, fino ad oggi esistenti, tra gli Stati membri in tema di protezione dei dati personali. 

Notaio Camillo Verde

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Mon, 5 Feb 2018 16:54:26 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/480/1/gdpr-facciamo-chiarezza-sul-regolamento-per-la-protezione-dei-dati-personali notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
RAN piattaforma del Notariato per aste immobiliari, un successo anche europeo http://www.notaiocamilloverde.it/mc/479/1/ran-piattaforma-del-notariato-per-aste-immobiliari-un-successo-anche-europeo

Attraverso la Rete Aste Notarili (RAN), piattaforma del Notariato che permette di gestire un’asta immobiliare via web collegando i notai italiani e di altri Paesi aderenti all’Unione Internazionale del Notariato, si è svolta con successo ad inizio dicembre la prima asta telematica notarile internazionale per l’aggiudicazione di un hotel a Praga per un valore di 14.612.000 euro: un record sia per l’importo di aggiudicazione (aumentato del 54% a partire dal prezzo iniziale di 9.500.000 euro), sia per la partecipazione di offerenti dall’estero (due presso un notaio “periferico” di Praga e due presso notai italiani a Firenze e Roma). Con l’obiettivo di offrire uno strumento più rapido ed efficace per lo svolgimento delle aste immobiliari, “globalizzando la platea di soggetti potenzialmente interessati all'immobile e, nello stesso tempo, diminuendo i costi per l'acquirente che non si deve spostare fisicamente presso la sede dell'asta, potendo partecipare tramite i notai locali (anche di un altro paese) collegati alla piattaforma” RAN è l’unica Rete di Aste Notarili al mondo che consente vendite immobiliari e societarie di rilevante valore attraverso il web, non è un caso quindi che paesi come Francia, Belgio, Russia e Cina (tutti membri dell’Unione Internazionale del Notariato) si stiano interessando sempre di più all’importante iniziativa del notariato italiano.

Da molti anni infatti, tramite la Rete Telematica del Notariato, vengono trasmessi ai Pubblici Registri milioni di atti immobiliari e societari poiché l’ambiente virtuale della rete delle aste notarili consente di gestire in piena sicurezza e con valore giuridico sia la fase di presentazione delle offerte, che vengono cifrate e custodite in un deposito digitale centralizzato, sia la fase dell’incanto con la partecipazione degli offerenti a distanza assistiti da un notaio locale che possa garantirne l’identificazione, la sicurezza dei rilanci e della gestione della cauzione. Le aste telematiche notarili rappresentano così un tassello determinante nell’ottica di una circolazione dei beni, destinata ad estendersi territorialmente attraverso le risorse del web, ma con le garanzie e le certezze del Notariato italiano che si prefigge di essere ancora una volta al fianco delle istituzioni e dei cittadini, non soltanto in termini di affidabilità e sicurezza giuridica, ma anche di rinnovamento e modernizzazione. Il successo di tale iniziativa è rappresentato da un dato che evidenzia una crescita esponenziale negli anni del valore delle aggiudicazioni tramite aste giudiziarie notarili telematiche: 77 milioni di euro nel 2016, rispetto a 30,3 milioni di euro nel 2016, 25,9 milioni nel 2015, 16,2 milioni nel 2014, e 443 mila nel 2013. Dal suo debutto ad oggi (dati di ottobre 2017) sono state aggiudicate, attraverso RAN, 1.168 aste totali per un importo complessivo di 280,908 milioni di euro.

Riferendomi ad “asta telematica” intendo ovviamente quella procedura che conduce all’individuazione di un aggiudicatario di un bene o servizio attraverso una successione di offerte trasmesse via internet che seguono le stesse regole di funzionamento di un’asta tradizionale. Vendite telematiche “a prezzo dinamico” diffusissime ed in espansione, sia in Italia sia all’estero, anche prima dell’avvento di eBay, operatore mondiale del settore. L’ascesa delle aste telematiche si spiega facilmente focalizzandoci sui suoi tre punti di forza: la possibilità di partecipare all’asta via internet che amplia la platea dei concorrenti; la grande riduzione dei costi di partecipazione; ed, infine, la diminuzione del cosiddetto “stress d’asta”, cioè la pressione psicologica di dover competere “faccia a faccia” con altri soggetti. Un’asta telematica “perfetta” dovrebbe poi presentare delle condizioni particolari (che per semplicità riassumerò in cinque punti):

  • la semplicità di partecipazione diretta;
  • l’identificazione sicura dell’offerente e la certezza della sua capacità di contrarre obbligazioni;
  • la sicurezza nella movimentazione delle somme di denaro;
  • la liceità del trasferimento del diritto acquistato all’asta;
  • la trasparenza di tutte le operazioni.

 A seconda del tipo di bene o servizio posto all’asta, nonché del valore del medesimo, un attento banditore dovrebbe scegliere quale aspetto dell’asta debba essere rafforzato, magari a scapito di un altro, che può essere affievolito, o perfino eliminato. Nel nostro caso, quando si parla di beni immobili ottenuti tramite RAN, i notai italiani hanno ritenuto che le esigenze di identificazione e di corretta informazione del partecipante alla gara (in relazione alla normativa in materia di anti-riciclaggio, sotto il profilo della liceità dell’acquisto, della regolarità urbanistica del bene e dell’impatto della normativa fiscale) dovessero avere un ruolo preminente. Proprio per questo la partecipazione del cittadino ad un’asta telematica gestita dal Notariato avviene non direttamente, ma attraverso uno dei notai dislocati su tutto il territorio nazionale e collegati fra loro via web tramite la piattaforma informatica predisposta dal  notariato. Negli anni infatti molti compratori hanno preso la decisione di acquistare immobili tramite aste giudiziarie proprio a causa dei costi minori che questa modalità permette rispetto a quelli attualmente sul mercato per chi cerca appartamenti o altri immobili, e vuole approfittare delle vendite all'asta, anche all'estero. L’ampia organizzazione di aste di immobili offerte su RAN, è accessibile, come già detto, tramite il più vicino studio notarile abilitato a questa rete di aste telematiche. Il notaio, a seguito della verifica di alcuni requisiti fondamentali come l’identità dei partecipanti all’asta e la validità delle varie offerte, diventerà quindi ponte tra il possibile acquirente e l’ente o la persona fisica interessata alla vendita online dell’immobile. Per conoscere gli annunci più sicuri per le vendite all’asta ci si può affidare alle testate nazionali, o in alternativa, ai siti internet dei Tribunali italiani o dedicati alle aste giudiziarie online. Possibile è inoltre visionare l’elenco delle aste al momento attive recandosi fisicamente presso la cancelleria del Tribunale interessato. Eventuali aggiornamenti sulle aste organizzate, i prezzi, l'elenco dei notai abilitati alla RAN ed altre informazioni simili, possono essere trovate inoltre sul sito avvisinotarili.notariato.it.

Notaio Camillo Verde

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Sun, 28 Jan 2018 08:44:27 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/479/1/ran-piattaforma-del-notariato-per-aste-immobiliari-un-successo-anche-europeo notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Tassa di successione: da cartacea a digitale, come è cambiata nei secoli. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/478/1/tassa-di-successione-da-cartacea-a-digitale-come-e-cambiata-nei-secoli

A seguito del grande successo della prima edizione svoltasi dal 15 febbraio al 15 marzo scorso presso l’Archivio di Stato di Roma, riapre la mostra, ad ingresso libero, promossa su iniziativa dell’Agenzia delle Entrate dal titolo “Chiamati all’eredità. Dalla carta al digitale. L’evoluzione della dichiarazione di successione”. Grazie alla collaborazione del Consiglio Nazionale del Notariato, dell’Archivio di Stato di Roma, al patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo fino al prossimo 18 gennaio sarà quindi possibile, stavolta presso l’Archivio di Stato di Torino, ampliare le proprie conoscenze sull’imposta si successione attraverso l’osservazione di fonti storiche quali documenti, testamenti, mappe e strumenti di rilevazione. La particolare narrazione proposta dalla mostra passa attraverso testi di personaggi illustri, quali i testamenti di grandi protagonisti della storia del nostro Paese (Carlo Felice, Vittorio Emanuele I, Camillo Benso Conte di Cavour, Luigi Pirandello, Gabriele D’Annunzio, Enrico De Nicola, Giovanni Agnelli) accompagnati da altri documenti come cartografie, foto, oggetti e bozzetti, scelti con attenzione dai curatori per contestualizzare ed illustrare con maggiore precisione i tanti cambiamenti che hanno interessato questo tipo di imposta nel corso dei decenni. Dalla mostra si scopre per esempio che il Fisco non si ferma davanti a nessuno nemmeno ad un Re e che Vittorio Emanuele III, penultimo Re d’Italia, non aveva ipoteche che gravavano sui suoi possedimenti. Il percorso legale si scopre essere così uguale per tutti, teste coronate o meno, per entrare legalmente in possesso delle proprietà del defunto. Così come risaltano altre disposizioni “famose” come quella del generale Garibaldi che volle essere seppellito con la giubba rossa in una bara fatta con legno di Caprera; oppure Pirandello che richiese silenzio sulla sua scomparsa, senza funzione, fiori o ceri; mentre Camillo Benso conte di Cavour oltre che a familiari e collaboratori vicini lasciò inoltre una cospicua somma della propria eredità alla città di Torino per costruire un asilo pubblico nel quartiere di Portanuova. Tanti e diversi sono stati i significati che l’imposta ha assunto nel corso delle varie epoche: dalle sue origini che risalgono all’Antico Oriente fino all’età contemporanea con l’avvento della dichiarazione di successione telematica che può essere presentata da chi è abilitato ai servizi on line delle Entrate, con l’ulteriore vantaggio di valere anche come domanda di voltura catastale con risparmio di tempo e risorse per i cittadini.

Il nuovo software operativo “SuccessioniOnline” è stato lanciato ufficialmente il 23 gennaio scorso sul sito dell’agenzia delle Entrate ed è rimasto nella sua fase sperimentale fino al 31 dicembre 2017. “SuccessioniOnline” è in grado di calcolare le imposte ipotecarie, catastali e i tributi speciali, che si possono versare in auto-tassazione direttamente online, tramite addebito in conto corrente; nel caso in cui il dichiarante si avvalga, per la presentazione del modello in formato digitale, dell’ufficio territoriale competente dell’agenzia delle Entrate, sarà possibile pagare le somme dovute anche con modello F24. In caso di successione comprendente immobili, eredi e legatari devono prima della presentazione della dichiarazione di successione, auto-liquidare le imposte ipotecaria e catastale ai fini della successiva richiesta di voltura catastale e di trascrizione. Ricordo che entro 12 mesi dal decesso la dichiarazione principale di successione deve essere presentata attraverso l’applicativo disponibile sul sito internet dell’Agenzia, dopo averlo installato sulla propria postazione di lavoro ed utilizzato per compilare il file, allegare i documenti, salvare, accedere ai servizi telematici ed inviare il tutto. Tra i punti di forza di questo nuovo processo vi è anche la funzione, a disposizione degli uffici territoriali dell’Agenzia, di visualizzare le dichiarazioni di successione inviate telematicamente da tutti i contribuenti, e quindi la possibilità per gli stessi di richiedere le copie conformi della dichiarazione presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia.

“Una rivoluzione - ha detto la direttrice dell'agenzia Rossella Orlandi - perché per la prima volta attraverso un sistema semplice e guidato si possono fare online le dichiarazioni di successione e gli adempimenti successivi come le volture catastali e persino la dichiarazione sostitutiva di atto notorio (che prima andavano fatti in un altro ufficio)”.

L’importante provvedimento dell’Agenzia delle Entrate realizza così un ulteriore passo verso la semplificazione degli adempimenti amministrativi, permettendo inoltre di visualizzare la dichiarazione presentata non solo sul cassetto fiscale del dichiarante, ma anche in quello dei coeredi e dei chiamati. La burocrazia, o il fisco che vogliate chiamarlo, diventa così più umano. Toglie vincoli e regala un po’ di libertà diventando smart. Dopotutto come dice qualcuno: “Sono il Fisco e la burocrazia che mostrano il loro lato umano” e che tengono traccia della storia, al di là dei grandi eventi che l’hanno segnata, delle imprese di ognuno.

L’importante è che il soggetto che predispone il tutto abbia le competenze per farlo.

A buon intenditor poche parole…….

 

Notaio Camillo Verde

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Tue, 23 Jan 2018 18:57:38 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/478/1/tassa-di-successione-da-cartacea-a-digitale-come-e-cambiata-nei-secoli notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Bio-testamento: il registro elettronico nazionale del Notariato è già pronto. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/477/1/bio-testamento-il-registro-elettronico-nazionale-del-notariato-e-gia-pronto

Con 180 voti favorevoli il Senato, dopo un iter travagliato e dai risultati incerti, ha approvato in via definitiva il DDL S. 2801 recante le “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. La nuova legge riguarda la vita di tutti, giovani e meno giovani, e si pone, secondo le intenzioni del legislatore, come un ampliamento delle libertà personali in direzione di una piena autodeterminazione del cittadino anche in tema di salute. La norma da poco approvata è formata da otto articoli che toccano temi relativi al fine vita, con l’obiettivo di tutelare la libertà di ogni persona di scegliere se acconsentire a ricevere o rifiutare i trattamenti sanitari. Dal momento che vengono toccati termini tecnici tra cui è facile perdersi è opportuno fare delle dovute precisazioni (ricordando che il termine eutanasia e suicidio assistito non sono contemplati dall’attuale legge sul testamento biologico).

Parlando di bio-testamento, dovrebbe dunque intendersi la dichiarazione che una persona in condizioni di piena capacità mentale può rendere, per disporre in merito ai trattamenti sanitari ai quali intende essere sottoposta o meno, nel caso in cui, in futuro, fosse colpita da una malattia o lesione celebrale irreversibile o invalidante, o malattia che costringa a trattamenti con macchine o sistemi artificiali tali da impedire una normale vita di relazione e non fosse più in grado di esprimere la propria volontà.

Il primo articolo, dedicato alle linee generali in tema di “consenso informato”, richiamando i principi di cui agli art. 2, 13 e 32 Cost., art. 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dà particolare attenzione al rapporto fiduciario tra medico e paziente, con il coinvolgimento anche dei familiari di quest'ultimo, il convivente o altre persone di fiducia. Altresì nel medesimo articolo viene disciplinato il cosiddetto “diritto all’informazione”, di ogni persona,  di conoscere le proprie condizioni di salute e, quindi, di essere informata in maniera comprensibile in relazione alla diagnosi, prognosi, rischi e benefici del trattamento sanitario e le conseguenze per il caso di rifiuto al trattamento medesimo. Il consenso informato viene documentato in forma scritta, e nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, anche mediante videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Il secondo articolo si occupa invece della terapia del dolore, ovvero del divieto di ostinazione irragionevole nelle cure nella fase finale della vita del paziente. Alla luce quindi di una prognosi infausta a breve termine o di morte imminente, la legge vieta l’accanimento terapeutico da parte del personale sanitario, che rimane comunque tenuto invece ad applicare terapie per diminuire le sofferenze del paziente fino, quando i sintomi si dimostrino refrattari, a condurlo alla sedazione profonda continua, pratica legata all’ambito della terapia del dolore e delle cure palliative, volta a diminuire le sofferenze del malato terminale.

Nel testo si parla inoltre di “disposizioni anticipate di trattamento” (DAT) nelle quali ogni persona, maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Le DAT, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e “in conseguenza di ciò è esente da responsabilità civile o penale”. Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Le DAT sono inoltre esenti dall’obbligo di registrazione, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. Uno dei punti più critici della norma rimane, a mio avviso, quello disegnato dall’articolo 3, comma 6, per cui le Disposizioni anticipate di trattamento possono “essere redatte” non solo “per atto pubblico o per scrittura privata autenticata”, ma anche con semplice “scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio di stato civile del Comune di residenza”. Considerando che tale può essere anche un testo prestampato, semplicemente sottoscritto e dal dichiarante portato in Comune, appare evidente come questa disposizione sia molto meno rigida rispetto a quella che regola il testamento “patrimoniale”. Nel caso di individui anziani, probabilmente la stragrande maggioranza di persone interessate a questa legge, bisognerà valutare con attenzione la loro tutela e la reale possibilità di esprimere la loro volontà con libertà e consapevolezza. Anche in questo caso, ma forse ancora di più, fondamentale è la figura del Notaio, figura di garanzia prevista per assicurare la genuinità del documento e delle volontà a esso affidate e validare uno scritto non completamente olografo.

A seguito dell’approvazione della legge il Consiglio Nazionale del Notariato ha dichiarato di essere già pronto a mettere a disposizione nei prossimi mesi un registro elettronico nazionale delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) ricevute dai notai. A fine ottobre il Consiglio Nazionale del Notariato ha infatti presentato la prima piattaforma tecnologica per la raccolta delle designazioni degli amministratori di sostegno, per le quali finora non erano previste forme di pubblicità legale, che sarà operativa a partire dal 2018. L’obiettivo principale è quello di garantire certezza dell’identità della persona e della volontà manifestata; tempestività nella reperibilità delle dichiarazioni e delle indicazioni sul fiduciario designato attraverso un registro in cui confluiranno solo informazioni certificate. La piattaforma sarà in grado di dialogare con i singoli registri regionali o eventualmente con quello nazionale (sfruttando un sistema blockchain, senza costi per lo Stato) in maniera tale da consentire una ricerca efficiente da tutti i i soggetti qualificati, come le singole ASL, al fine di rendere immediata la conoscibilità della volontà espressa dal cittadino.

Notaio Camillo Verde

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Tue, 9 Jan 2018 18:00:40 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/477/1/bio-testamento-il-registro-elettronico-nazionale-del-notariato-e-gia-pronto notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
22 Dicembre 2017: Settant’anni di Costituzione Italiana. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/476/1/22-dicembre-2017-settant-anni-di-costituzione-italiana

22 Dicembre 1947, Umberto Terracini in qualità di presidente dell’Assemblea Costituente, pronunciando un discorso sobrio e profondo che dava conto dei lavori della prima assemblea eletta dai cittadini, con un’altissima partecipazione al voto, dichiara approvata la Carta Costituzionale Italiana. L’anno precedente, infatti, a seguito delle elezioni del 2 giugno 1946, 556 membri dell’assemblea Costituente, formata da uomini e per la prima volta anche dalle donne, erano stati chiamati infatti a svolgere un nobile compito ossia quello di iniziare il nostro processo democratico muovendo i primi passi come Repubblica e rimarcando i sentimenti di pace, libertà e democrazia utili a tracciare il futuro del nostro Paese, desideroso di lasciarsi alle spalle macerie e ferite di un provante conflitto. Un testo figlio della Resistenza e nipote della Liberazione dedicato a tutti i cittadini nel quale sono racchiusi i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo. La commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, venne istituita il 15 luglio 1946, e divisa in tre gruppi di lavoro, uno dedicato ai diritti e doveri dei cittadini, un secondo all’organizzazione costituzionale dello Stato ed, infine, un terzo ai rapporti economici e sociali. Dopo 18 mesi di lavori dell’Assemblea Costituente, di discussioni e modifiche che hanno comunque lasciato intatto il cuore del testo, basato sui principi di democrazia e uguaglianza, la Costituzione viene approvata con 458 voti favorevoli su un totale di 515 votanti. Con la firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola la nostra Costituzione entra così effettivamente in vigore il 1 gennaio 1948.

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Così inizia il primo articolo della Costituzione italiana che festeggia in questi giorni il suo 70 anniversario. Un articolato snello di 12 principi fondamentali e 139 totali (più 18 disposizioni transitorie), principale fonte del diritto della Repubblica Italiana, dalla quale dipendono tutte le altre norme giuridiche dell'ordinamento dello Stato. C’è chi l’ha definita “la più bella del mondo” e chi l’ha letta si dice d’accordo con questa definizione. Nata per far sì che gli orrori del fascismo non si ripetessero mai più, la Carta porta con se tre anime, che si uniscono insieme nell'elaborazione del testo costituzionale: quella marxista, quella cattolica e quella liberale che riuscirono a trovare un accordo comune per il bene del Paese. "Per il pieno sviluppo della persona umana a cui la nostra Costituzione deve tendere - riferiva Giorgio la Pira, storico sindaco di Firenze e membro della Costituente, a chi gli domandava dei principi fondanti della carta - era necessario non soltanto affermare i diritti individuali e sociali, ma anche l'esistenza dei diritti delle comunità intermedie, che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale". In poche parole la Costituzione doveva rappresentare due concezioni distinte: una individualista, di stampo occidentale liberale e l'altra statalista più vicina al "sentire" socialista.

Nel corso di questi 70 anni la Carta è stata modificata più volte, ma i suoi principi - che sono posti a garanzia dei nostri diritti e delle nostre libertà - sono rimasti invariati. Tra tentativi di snaturarla, mortificazione degli ideali che sono alla base della nostra democrazia, c’è comunque una via da seguire chiaramente: quella del diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla salute, libertà di espressione, libertà di culto, uguaglianza di diritti e di doveri, indipendenza dei giudici. Per averne cognizione, basterebbe leggere con particolare attenzione l’art. 3, chiarissimo compendio della missione quasi religiosa che animò i “padri costituenti” nella stesura della Carta: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Prima, vigeva la “legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della monarchia” (dal preambolo dello Statuto Albertino); oggi vige la legge fondamentale della Repubblica Italiana, il Sovrano era al centro dello Stato, nonché lo Stato stesso; oggi invece è il Popolo Italiano che detiene ed esercita la sovranità. Da “regnicoli” (art. 24 dello Statuto Albertino) in cittadini degni e uguali di fronte alla Legge, dotati dei diritti civili, politici, sociali che i Padri Costituenti hanno trasfuso nel testo con grande lungimiranza, modernità politica e giuridica. Prima era il Re ad essere “sacro ed inviolabile” mentre oggi lo è la “forma repubblicana” tanto da non poter essere oggetto di revisione costituzionale. Da una libertà individuale solamente “garantita” oggi siamo passati ad una “inviolabile” proprio grazie alla Costituzione che tanto la difende.

Partire dalla conoscenza della Costituzione per non dimenticare certi valori e sentirsi ancora di più parte del nostro Paese è fondamentale fin dai primi anni di scuola. Lo studio della Educazione civica, ormai desueto, dovrebbe essere alla base dell’istruzione nelle scuole italiane.

Tutti gli studenti dovrebbero ricevere gratuitamente una copia della Costituzione in modo da “far leggere, conoscere, approfondire, ovviamente a seconda del grado e del percorso scolastico, il dibattito dei padri e delle madri della Costituzione che hanno costruito quelle sintesi fondamentali, soprattutto dei primi articoli della Carta”. Subito dopo l’approvazione della Costituzione, Umberto Terracini intervenne in Aula per proiettare il risultato verso il futuro: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori”.

E partire dall’educazione di quelli che saranno il futuro del nostro Paese, ossia gli studenti, è già un buon inizio, per recuperare anni, soprattutto gli ultimi, in cui i principi fondamentali sono stati “letti ed applicati” arbitrariamente e in maniera fin troppo di parte. 

Notaio Camillo Verde

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Mon, 8 Jan 2018 17:33:58 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/476/1/22-dicembre-2017-settant-anni-di-costituzione-italiana sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Intelligenza Artificiale e diritto, tra etica delle robotica e tutele giuridiche. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/475/1/intelligenza-artificiale-e-diritto-tra-etica-delle-robotica-e-tutele-giuridiche

Con l’avanzamento tecnologico delle applicazioni legate all’Intelligenza Artificiale, si aprono nuove domande ed esigenze anche nei campi del diritto e delle tutele giuridiche: in uno scenario dove l’AI e la robotica diventano sempre più rilevanti ed evolute c’è da chiedersi come si evolverà il concetto di responsabilità.

 Di questo tema tanto se ne sta parlando e tanto se ne parlerà ancora, finché non verranno emanate norme in grado rispondere a tutte le possibili domande che l’evoluzione tecnologica porterà. Nel campo dell’industria automobilistica, per esempio, ci si prepara alla cosiddetta guida autonoma: una vera e propria scelta strategica delle grandi compagnie, in grado di aprire inedite sfide sul piano delle tutele legali ed assicurative. Le sfide tecnologiche del futuro si sposteranno quindi sul campo dell’etica: la robotica, infatti,  sta acquisendo progressivamente, sempre più spazi; dall’applicazione nella medicina operatoria, a tutte quelle aree di più prossima e quotidiana consuetudine. Il tempo è quindi maturo per un’attenta riflessione in materia di relazioni tra Diritto ed ‘artificial intelligence’ con riguardo, in particolare, ai problemi di mediazione giuridica posti dalle nascenti tecniche di robotica avanzata. E da più voci, anche a livello europeo, si richiede la necessità di nuove norme e nuove categorie giuridiche al fine di regolare tali scenari innovativi che stanno per sbarcare nella nostra vita quotidiana.

La questione può essere analizzata  sotto due diversi punti di vista: da una parte considerando l’AI come un nuovo mondo da regolare, dall’altra come strumento che incide anche sulla modalità del diritto di dare regole.

Uno degli aspetti più interessanti rimane comunque legato alla “soggettività giuridica” dei sistemi intelligenti. Basti pensare che l’Arabia Saudita proprio pochi giorni fa ha concesso per la prima volta nella sua, e nostra, storia la cittadinanza a Sophia, un evoluto robot umanoide (con i tratti estetici di Audrey Hepburn per dirla tutta) prodotto dall’azienda americana Hanson Robotics.

Tramite l’AI Sophia imita perfettamente i gesti umani, replica 62 espressioni facciali e riesce ad intrattenere conversazioni semplici con l’interlocutore. Dopotutto in Arabia Saudita hanno preso così seriamente l’innovazione tecnologica da creare un apposito dicastero per l’Intelligenza Artificiale (nominando Ministro un giovane 27 enne, già vicedirettore del “Dipartimento per il Futuro”). Il tema del ruolo delle macchine nella nostra società, pur senza arrivare per ora a concederne il diritto di voto e la piena libertà di parola come in Arabia, è entrato anche nell’agenda del Parlamento Europeo. Capire quale “riconoscimento giuridico” potranno avere i robot del futuro è un tema affascinante quanto ancora inesplorato.

Ritornando poi alle auto senza conducente, nel caso di incidente stradale a chi andrebbe la responsabilità dell’accaduto? Al costruttore, al programmatore o direttamente alla macchina? Si potrebbe ipotizzare infatti che queste complesse interazioni tra uomo e macchina richiederanno l’attribuzione di qualche particolare forma di riconoscimento giuridico proprio alle intelligenze artificiali; un discorso totalmente in divenire e dove nulla di concreto è stato però ancora scritto.

Ancora più “scottante” risulterebbe poi il tema delle cosiddette “armi intelligenti” che già oggi sono al centro di importanti discussioni portate avanti da grandi scienziati ed inventori affinché il proliferare di “robot killer” sia il prima possibile bandito o perlomeno definito legalmente attraverso accordi politici scritti tra gli Stati. Al momento però, nonostante la richiesta di mobilitare l’Onu e le altre convenzioni internazionali, nulla è stato ancora definito.

Dal 1950, anno in cui Alan Turing chiedeva nel suo articolo sulla rivista Mind Computing machinery and intelligence se i robot potessero pensare, le cose sono molto cambiate e anche se probabilmente la risposta è,  ancora no, non è detto che questa rimanga tale negli anni a venire.

Da un lato, vi è chi vede questa evoluzione come un necessario passo per un futuro migliore, dall’altro c’è chi come Stephen Hawking, in diverse occasioni, si è detto pessimista sulle sue applicazioni, dichiarando pochi giorni fa che “Non possiamo sapere se l’Intelligenza Artificiale ci aiuterà o ci distruggerà”.

Occorre, dunque, più che commentare i vari giudizi, favorevoli o contrari che siano,  fare davvero il punto della situazione considerando che attualmente un quadro organico a livello europeo in materia non esiste.

I principi generali del nostro ordinamento, pur sempre applicabili, non sono senz’altro sufficienti a gestire le situazioni che andremo sicuramente ad affrontare.

Le questioni di “robolaw” (termine che si riferisce ad una nuova disciplina ancora da definire e avente ad oggetto principi e regole per le tecniche di robotica avanzata e di “intelligenza artificiale”) sono globali, poiché travalicano i confini nazionali e le diversità di culture giuridiche, ma l’unitarietà del fenomeno esige unità di disciplina.

Occorre, quindi, evitare la frammentazione normativa, sovente causa di problemi e di una più lenta diffusione del progresso.

Le “leggi della robotica” create negli anni Quaranta del passato secolo dallo scrittore russo, naturalizzato americano, Isaac Asimov, che per primo sentì l’esigenza di parlare di regole scritte per i robot umanoidi, non bastano più dal momento che la fantascienza sta diventando, più velocemente del previsto, realtà.

Accanto alle norme giuridiche che dovranno regole gli umanoidi del futuro si inizia a parlare,  inoltre, della necessità di un’etica anche nel mondo della robotica.

In definitiva essere pronti al futuro che ci aspetta, con regole capaci di regolarlo, è un bisogno ed un obbligo a cui tutti noi siamo chiamati ad adempiere il prima possibile.

 

Notaio Camillo Verde

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Mon, 18 Dec 2017 18:18:11 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/475/1/intelligenza-artificiale-e-diritto-tra-etica-delle-robotica-e-tutele-giuridiche notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Marchio d’impresa : tra registrazioni e rinnovi da fare, e truffe da evitare. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/474/1/marchio-d-impresa--tra-registrazioni-e-rinnovi-da-fare-e-truffe-da-evitare

Disciplinato in Italia dagli articoli da 7 a 28 del “Codice della proprietà industriale” (D.Lgs. n. 30/2005) con il termine “marchio” possiamo indicare un qualunque segno suscettibile di essere rappresentato graficamente, in particolare,  parole, disegni, lettere, cifre, suoni, forma di un prodotto o della confezione di esso, combinazioni o tonalità cromatiche, purché sia idoneo a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli delle altre. Distinguiamo poi inoltre il marchio “di fatto” da quello “registrato” poiché il primo necessita di dimostrare sia la notorietà che il preuso esteso, mentre il secondo, grazie al processo di registrazione dinanzi all’Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM), gode di una protezione rafforzata in quanto ha data certa che inizia nel momento del deposito della domanda e dura dieci anni più eventuali rinnovi per ulteriori dieci anni (salvo sempre la rinuncia del titolare).

Esiste la consapevolezza tra i consumatori che un marchio rappresenta una precisa politica in punto alla scelta delle materie prime, al tipo di filiera produttiva, agli standard qualitativi ed alle altre caratteristiche che rendono quel prodotto unico e potenzialmente differente da altri prodotti simili che magari del prodotto originario hanno solo caratteristiche effimere che lo rendono una mera copia dell’originale. La disciplina dei marchi nasce proprio a seguito dell’esigenza dei consumatori di poter distinguere tra prodotti di valore e non. Affinché un consumatore possa decidere se fidarsi e quindi acquistare un bene o un servizio o meno, dovrà essere in grado di riferirlo a un determinato imprenditore e ciò è possibile anzitutto grazie al marchio. Fatta questa premessa si evince il perché la disciplina del marchio sia al centro di un complesso di norme ed interessi volti da un lato a tutelare il consumatore finale e dell'altro l’imprenditore.

Direttive europee, accordi internazionali, il codice della proprietà industriale, le decisioni dell’EUIPO (Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale), il Tribunale UE, tutti prima o dopo si sono occupati di questa importante materia rinnovando la materia ed attribuendo ai segni distintivi in generale, ma soprattutto al marchio, un’importanza fondamentale nelle dinamiche commerciali. Basti pensare che un marchio (in inglese si usa il termine brand) porta con sè oggi una grande fonte di profitti incanalando tutti i valori che un prodotto o un azienda possono rappresentare. Il marchio deve quindi trasmettere in maniera univoca un messaggio chiaro e capace di consentire di distinguere i beni ed i servizi dei diversi produttori. Da questo nasce di conseguenza il diritto di esclusività d’uso del marchio per rimarcare la sua funzione distintiva ed il divieto a seguire di registrare marchi generici. Sono ammessi però dalla normativa vigente fenomeni di “secondary meaning” nel quale caso un marchio non originale, generico, con il tempo acquista un proprio valore e significato.

Denominativo, figurativo, complesso, tridimensionale, di colore, di posizionamento, sonoro, olfattivo, futuribile, la nascita di un marchio, muovendosi tra i campi del marketing e del design, segue di pari passo la creatività di chi lo realizza tenendo in mente alcune particolari considerazioni. Dovendo registrare un marchio infatti esso dovrà presentare oltre al carattere distintivo ed all’originalità, dei requisiti precisi:

  • la novità, che implica che il marchio adottato sia nuovo o non adoperato in precedenza come marchio, ditta o insegna per prodotti o servizi identici o simili a quelli per cui se ne richiede la registrazione;
  • la liceità, non sono ammessi infatti marchi contrari alla legge, all'ordine pubblico, al buon costume o in ogni caso idonei a ingannare il pubblico;
  •  la verità, ossia l’inidoneità a ingannare i consumatori riguardo alla provenienza e/o natura e/o qualità di beni e servizi (ad esempio, è stato ritenuto ingannevole il marchio New England per prodotti di abbigliamento fabbricati in Italia).

Il difetto dei requisiti sopra esposti comporta la nullità del marchio. Il marchio decade inoltre anche quando si presenta il fenomeno cosiddetto della “volgarizzazione” ossia se il marchio sia in seguito divenuto nel commercio denominazione generica del prodotto o servizio oppure se abbia perduto la sua capacità distintiva (classici esempi sono quelli di “nylon” o “walkman” che con il tempo hanno perso il loro lato distintivo di prodotti unici di un’azienda diventando l’indicazione generalizzata di una categoria di prodotti con caratteristiche analoghe).

Uno dei principali passaggi che precedono la registrazione del marchio d'impresa consiste nell'individuazione delle classi e dei prodotti/servizi relativi. Questo aspetto è fondamentale per due differenti ragioni, che si ripercuotono sulla tutela conferita dal nostro ordinamento ai marchi registrati. In primo luogo, il Codice della proprietà industriale (D.Lgs. n. 30/2005) prevede che il marchio può essere protetto solo in relazione a determinati prodotti o servizi, e che, di conseguenza, la domanda di registrazione deve indicare "l'elenco dei prodotti o dei servizi che il marchio è destinato a contraddistinguere, raggruppati secondo le classi della classificazione di cui all'Accordo di Nizza sulla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi”. In secondo luogo, la corretta indicazione degli elementi appena evidenziati è essenziale al fine di determinare l'ambito di protezione del marchio e poter così garantire, in relazione ad esso e limitatamente alle classi nonché ai prodotti e servizi oggetto di registrazione, l'esercizio dei relativi diritti. A tal riguardo va ricordato che, secondo l’art.24 del Codice della Proprietà Industriale, qualora un marchio registrato non venga effettivamente utilizzato entro 5 anni dalla sua registrazione esso decada. Per coloro invece che si accingono a registrare il proprio marchio d'impresa, richiamando le raccomandazioni fin qui evidenziate sarà opportuno quindi individuare con attenzione le classi ed indicare con specificità i prodotti e servizi rispetto ai quali chiedere protezione al fine di ottenere una tutela concreta e maggiormente incisiva.

Come detto, il marchio deve essere rinnovato ogni 10 anni a decorrere dalla data di deposito della domanda di registrazione (per periodi di 10 anni consecutivi) entro gli ultimi 12 mesi di scadenza del decennio in corso o nei sei mesi successi al mese di scadenza. Tale rinnovo è ripetibile indefinitamente e deve essere richiesto dal proprietario o dal suo avente causa subentrato alla data del deposito della domanda di rinnovazione (in caso di marchi aventi più titolari il rinnovo può essere richiesto anche da uno solo dei titolari). Informazioni più specifiche a riguardo sui principali canali validi e disponibili per il rinnovo del marchio d’impresa si possono trovare sul sito dell’UIBM.

Sono comparse però negli ultimi anni una serie di truffe da parte di società, spesso straniere, che, approfittando in particolare della disinformazione o della buona fede dei vari soggetti, hanno trovato il modo di raccogliere illegalmente ingenti quantità di denaro. A tal riguardo è va ricordato che gli Uffici marchi non inviano MAI alcuna richiesta di pagamento o di fatturazione ai soggetti che stanno eseguendo la procedura di registrazione o rinnovo del marchio. È opportuno leggere sempre con attenzione  e per intero le comunicazioni che arrivano: spesso le richieste di pagamento contengono finalità per cui viene richiesto il pagamento come necessario alla registrazione, registrazione che però non ha nessuna rilevanza giuridica ma implica solo l’inserimento del marchio all’interno di banche dati fittizie e di nessuna utilità. Non bisogna poi scoraggiarsi inoltre se si trovano riferimenti reali ai dati del proprio marchio o del suo titolare dal momento che sono dati facilmente reperibili gratuitamente su banche date online (tra qui quella dello stesso Ufficio Italiano Brevetti e Marchi). Solo l’UIBM a livello nazionale, l’EUIPO a livello europeo e l’OMPI a livello internazionale sono gli Enti ufficiali a cui spetta il compito di registrare i marchi. Per tutti questi motivi è consigliabile effettuare la registrazione servendosi dell’ausilio di soggetti specializzati nel settore, per salvaguardare il marchio ed evitare di incorrere in ingenti ed inutili pagamenti.

Notaio Camillo Verde

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Fri, 15 Dec 2017 00:13:40 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/474/1/marchio-d-impresa--tra-registrazioni-e-rinnovi-da-fare-e-truffe-da-evitare sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
LA RAPPRESENTANZA NEGLI ENTI DI DIRITTO PRIVATO http://www.notaiocamilloverde.it/mc/473/1/la-rappresentanza-negli-enti-di-diritto-privato

Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

 

Comitato Regionale Notarile del Lazio

LA RAPPRESENTANZA NEGLI ENTI DI DIRITTO PRIVATO

ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA:

Prof. Giuseppe Recinto
Prof. Luigi Salamone
Prof. Camillo Verde

(per l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale)
Notaio Nicola Riccardelli
(per il Comitato Notarile per la Regione Lazio)

Venerdì, 12 gennaio 2018
CASSINO

Aula Magna dell'Università
Sede della Folcara - Via S. Angelo

 

Ore 9,30

Saluti:

Prof. Giovanni Betta

Magnifico Rettore dell'Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Prof. Giuseppe Recinto

Direttore del Dipartimento di Economia e Giurisprudenza

Notaio Giovanni Battista Viscogliosi

Presidente del Comitato notarile regionale del Lazio Presidente del Consiglio Notarile di Latina

Notaio in Fondi

Notaio Angelo Zinzi

Presidente del Consiglio Notarile di Cassino Notaio in Isola Del Liri

Ore 10,30

SESSIONE DI DIRITTO COMMERCIALE

La rappresentanza organica tra legge, statuti e pubblicità

Presiede:

Prof. Giorgio Marasà

(Università degli studi di Roma Tor Vergata)

Relazioni:

Nomina degli amministratori e indicazione della modalità di legittimazione; limitazioni legali e statutarie.

Relazioni:

La rappresentanza di associazioni e fondazioni: le prospettive 4.0 e il contributo del notariato Notaio Paolo Guida (Notaio in Napoli)

La rappresentanza negli enti del Terzo settore
Notaio Nicola Riccardelli (Notaio in Latina)

La responsabilità degli amministratori di associazioni e fondazioni del terzo settore

Prof. Antonio Fici

(Università degli Studi del Molise)

La rappresentanza nell'articolazione del patrimonio Prof. Notaio Achille Antonio Carrabba

(Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Notaio in Ostuni)

 

È stata inoltrata alla Fondazione del Notariato la domanda per il riconoscimento di N. 10 crediti formativi.

Quota partecipazione comprensiva del lunch: euro 60.00 IVA inclusa da saldare in sede convegno. Per iscrizioni e ogni ulteriore informazione è possibile dare semplice comunicazione ad uno dei seguenti consigli notarili:

LATINA: 0773 690904 - E-Mail: consigliolatina@notariato.it CASSINO: 0776 300413 - E-Mail: info@consiglionotarilecassino.it FROSINONE: 0775 854701 - E-Mail: consigliofrosinone@notariato.it ROMA: 06 3219506 - E-Mail: consiglioroma@notariato.it VITERBO/RIETI: 0761 324350 E-Mail: consiglioviterbo@notariato.it

oppure a:

ARTIGIANI DELLA CARTA FLORINDHA Tel. 335 5892167

Fax: 0771 700956

E-Mail: ilmastrocartaio@gmail.com

Come arrivare

Uscita Al Cassino

Superstrada Atina-Sora

Prima uscita Cassino Sud e seguire le indicazioni

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Thu, 14 Dec 2017 17:54:55 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/473/1/la-rappresentanza-negli-enti-di-diritto-privato notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Come cambia la vendita di immobili con il “deposito del prezzo” presso il notaio. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/472/1/come-cambia-la-vendita-di-immobili-con-il-&8220deposito-del-prezzo&8221-presso-il-notaio

A seguito dell’entrata in vigore lo scorso 29 Agosto della “legge sulla concorrenza” molti  settori lavorativi sono stati interessati da novità e modifiche sostanziali. L’intervento normativo si è occupato, tra gli altri, anche dell’attività  di avvocati e notai. Il Consiglio Nazionale del Notariato ha iniziato a tal riguardo una campagna informativa specifica, che rientra in quella generale del Ministero dell’economia e delle Finanze (#casaconviene), con lo scopo ultimo di “istruire” sia notai, sia clienti su alcune delle novità della legge in esame.

La legge ha, da sempre, cercato di tutelare il più possibile chi compra una casa, a favore sia del compratore sia dell’economia in generale. Seguendo questo iter già dal 1996 si è prevista la possibilità di trascrivere il preliminare della compravendita; nel 2005 è arrivato inoltre l’obbligo del costruttore di “nuove o ristrutturate” di consegnare al promissario acquirente una fideiussione a garanzia del rischio del suo fallimento nelle more tra il preliminare e il definitivo. La novità relativa al “Deposito del prezzo dal notaio” (ossia la legge n. 124/2017, articolo 1, commi 63 e seguenti) intenderebbe perseguire, come già detto, la volontà del legislatore di tutelare ulteriormente chi compra casa.

Dal mese di  agosto, infatti, nelle compravendite immobiliari, la legge sulla concorrenza ha introdotto la possibilità per l’acquirente di depositare dal notaio il prezzo. Un deposito che può essere utilizzato anche per garantire accordi tra le parti diversi dalla sopravvenienza di gravami. Fino ad oggi infatti chi comprava si vedeva esposto al rischio che, tra la data del rogito e la data della sua trascrizione nei predetti registri, potesse venire pubblicato un gravame inaspettato a carico del venditore. Al deposito del prezzo si può, inoltre, ricorrere anche quando vi siano pendenze condominiali o ipoteche sugli immobili anche se non sempre il deposito risulta concretamente praticabile. Se invece viene seguito il solito iter previsto dalla legge e viene accertata l’inesistenza di gravami, quali ipoteche o pignoramenti, il notaio procederà allo svincolo del denaro che era stato depositato presso di lui in favore del venditore. La “scena” tradizionale (quella in cui al rogito il venditore consegna le chiavi e l'acquirente paga il prezzo) è dunque destinata a cambiare.

Denaro al sicuro se affidato al notaio: è questo il titolo che potrebbe essere dato alle nuove norme. La nuova normativa, in sostanza, sancisce diversi fondamentali principi tra cui quello in cui il notaio debba avere un conto corrente dedicato sul quale far confluire il denaro ricevuto dai clienti per il pagamento di imposte; il notaio non può lucrare interessi che quel conto corrente produca e non può utilizzare quel denaro per altro fine se non per il pagamento di imposte. La legge sulla concorrenza stabilisce quindi che, al momento dell’acquisto della casa, tutte le somme corrisposte dall’acquirente al venditore o a titolo di pagamento delle imposte, debbano confluire su un conto “dedicato”. Non quindi il conto personale o quello dello studio, nè quello del venditore, ma uno appositamente destinato a incamerare detti importi ed evitare così la confusione con i guadagni personali con la destinazione di “conto dedicato ai sensi della Legge 147/2013”. Tale conto risulta sicuro poiché le somme qui deposte sono separate dal patrimonio del notaio per legge, e quindi non cadono nella successione in caso di morte (limitatamente a quelle somme che non costituiscono onorari, IVA e spese), non vanno nella comunione legale del coniuge né  sono pignorabili da parte dei suoi creditori, sia del notaio che dello stesso venditore. Inoltre gli interessi attivi su questo conto andranno a beneficiare piccole e medie imprese. Il deposito sul conto corrente dedicato del notaio, resta vincolato per tutta la durata dell'iter di acquisto fino cioè alla trascrizione dell’atto di compravendita nei registri immobiliari che assolve la funzione di pubblicità dichiarativa, con il via definitivo alla vendita in quanto certifica l'assenza di gravami pregiudizievoli sull’immobile. Il deposito prezzo, vale la pena ricordarlo, garantisce il corretto e sicuro trasferimento del denaro dall’acquirente al venditore, pertanto anche il venditore sarà tutelato da questa norma ed avrà la garanzia di incassare le somme dopo qualche giorno ma senza alcun rischio circa l’effettivo incasso della somma pattuita.

Per richiedere il deposito del prezzo, si ritiene, possa bastare anche sola una delle due parti che, di norma è l’acquirente.

Pur potendolo richiedere anche alla stipula del contratto di compravendita è evidente che, per la corretta operatività della norma,  occorre dichiarare di volersene avvalere già nel contratto preliminare o compromesso ovvero con congruo anticipo rispetto alla data del rogito, affinché il venditore ne possa valutare le conseguenze ed il notaio possa predisporre l’attività e le procedure occorrenti.

E’ ovvio che, sia nel contratto preliminare che nel definitivo,  a tale diritto si possa rinunciare, anche senza alcuna indicazione al riguardo.

Non pochi saranno, tuttavia, i problemi che  origineranno nel primo periodo di applicazione della nuova normativa. Anzitutto, con riguardo ai contratti preliminari stipulati prima del 29 agosto (data di entrata in vigore della legge 124/2017), sorgeranno inevitabili conflitti tra gli acquirenti che chiederanno il deposito del prezzo al notaio e i venditori che sosterranno l’inapplicabilità retroattiva delle nuove norme alle contrattazioni nate prima della legge. Discussione di poco conto però se si considera quali e quante saranno le difficoltà in ordine all’applicabilità della norma che, nata per garantire “finalmente” la certezza degli acquisti, finirà per essere quasi del tutto inapplicata stante  l’insufficienza del dettato legislativo.

La semplice predisposizione di un obbligo di versare le somme al Notaio, come avviene per esempio in Francia, senza l’inciso “su richiesta di una delle parti” avrebbe evitato gli equivoci che nasceranno da questa formula legislativa davvero carente che invece di agevolare le trattative e la circolazione dei beni, è destinata, purtroppo,  ad accrescerli o comunque a “lasciare tutto come prima” a scapito della “sicurezza dell’acquisto” da parte del cittadino.

 

Notaio Camillo Verde

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Tue, 12 Dec 2017 18:05:10 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/472/1/come-cambia-la-vendita-di-immobili-con-il-&8220deposito-del-prezzo&8221-presso-il-notaio notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
L’accettazione della cessione del credito non costituisce ricognizione di debito http://www.notaiocamilloverde.it/mc/471/1/l-accettazione-della-cessione-del-credito-non-costituisce-ricognizione-di-debito

L’accettazione della cessione del credito non costituisce ricognizione di debito -

Articolo su giurisprudenza italiana ottobre 2017 - Estratto rivista

 

Notaio Camillo Verde

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Mon, 11 Dec 2017 19:11:33 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/471/1/l-accettazione-della-cessione-del-credito-non-costituisce-ricognizione-di-debito notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
La rappresentanza negli enti di diritto privato http://www.notaiocamilloverde.it/mc/470/1/la-rappresentanza-negli-enti-di-diritto-privato

Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Comitato notarile regionale del Lazio

 

GIORNATA DI STUDI

12 gennaio 2018 ore 10,00

 

Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Campus Folcara – Aula Magna

Cassino - Via Sant’Angelo, s.n.

 

"La rappresentanza negli enti di diritto privato"

Saluti:

Prof. Giovanni Betta – Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Prof. Giuseppe Recinto – Direttore del Dipartimento di Economia e Giurisprudenza

Notaio Giovanni Viscogliosi - Presidente del Comitato notarile regionale del Lazio

Ore 10,30

Sessione di diritto commerciale

La rappresentanza organica tra legge, statuti e pubblicità

Presiede: Prof. Giorgio Marasà, Prof. di diritto commerciale nell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”

Relazioni:

Indicazione della modalità di legittimazione; limitazioni legali e statutarie. (Prof. Mario Campobasso – Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli)

Nomina degli amministratori, indicazione e mancata indicazione degli amministratori dotati di rappresentanza nella s.p.a. e nella s.r.l. (Prof. Luigi Salamone - Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale)

Rappresentanza e clausola relativa all’oggetto sociale. (Notaio Alessandro De Donato – Notaio in Grazzanise e Presidente del Consiglio notarile di S..M. Capua Vetere)

 

La sorte dei poteri rappresentativi all’esito delle operazioni straordinarie delle società. (Notaio Stefano Santangelo – Notaio in Napoli)

Ore 14,30

 

Sessione di diritto civile

Gli enti di diritto privato tra  rappresentanza e responsabilità

Presiede: Prof. Notaio Camillo Verde, Professore di diritto privato nell’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale – Notaio in Monterotondo.

Relazioni:

La rappresentanza di associazioni e fondazioni: le prospettive 4.0 e il contributo del notariato (Notaio Paolo Guida – Notaio in Napoli)

La rappresentanza negli enti del Terzo settore (Notaio Nicola Riccardelli– Notaio in Latina)

La responsabilità degli amministratori di associazioni e fondazioni del terzo settore (Prof. Antonio Fici - Università degli Studi del Molise)

La rappresentanza nell'articolazione del patrimonio (Prof. Notaio Achille Antonio Carrabba – Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Notaio in Ostuni)

 

Organizzazione scientifica: Prof. Giuseppe Recinto; Prof. Luigi Salamone; Prof. Camillo Verde (per l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale); Notaio Nicola Riccardelli (per il Comitato Notarile per la Regione Lazio)

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Mon, 11 Dec 2017 18:55:02 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/470/1/la-rappresentanza-negli-enti-di-diritto-privato notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Decreto Intercettazioni approvato, cosa cambia ora durante il processo di Notaio Camillo Verde http://www.notaiocamilloverde.it/mc/469/1/-decreto-intercettazioni-approvato-cosa-cambia-ora-durante-il-processo-di-notaio-camillo-verde

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in data 2.11.2017, il decreto legislativo che riforma la disciplina delle intercettazioni ossia il testo contenente le “Disposizioni in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni”. Il passaggio successivo sarà quello di superare l’esame delle commissioni Giustizia per poi tornare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Il decreto attua una revisione del fondamentale strumento di indagine delle intercettazioni cercando di portare un maggiore equilibrio tra la salvaguardia da un lato della libertà e la segretezza della corrispondenza di ogni forma di comunicazione e dall’altro del diritto di informazione. Si introducono disposizioni volte a incidere sull’utilizzazione, a fini cautelari, dei risultati delle intercettazioni, nonché a disciplinare il procedimento di selezione delle comunicazioni intercettate, secondo una precisa scansione temporale. Lo scopo ultimo è quello di escludere, una volta concluse le indagini, ogni riferimento a persone solo occasionalmente coinvolte dall’attività di ascolto e di eliminare tutto quel materiale, anche registrato, che sia valutato non rivelante ai fini della giustizia al fine di impedire l’indebita divulgazione di fatti e riferimenti a persone estranee all’oggetto dell’attività investigativa. Garante della riservatezza della documentazione sarà il pubblico ministero che si occuperà di custodire, in un apposito archivio riservato, del materiale irrilevante e inutilizzabile, con facoltà di ascolto ed esame, ma non di copia, da parte dei difensori e del giudice, fino al momento di conclusione della procedura di acquisizione. Il principio cardine del decreto legislativo è presto detto quindi: salvare la privacy delle persone le cui intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali non sono rilevanti per le indagini, il testo infatti prevede “il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini, sia per l’oggetto che per i soggetti coinvolti, nonché di quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge”.

Tra chi critica il provvedimento visto come un possibile “bavaglio” alla stampa e chi lo valuta invece positivo al fine di evitare fughe di notizie e tutelare la privacy degli interessati al processo, ecco quali sono tutte le nuove regole inserite nel decreto.

Lo schema di decreto legislativo riscrive ex novo le norme del Codice di procedura penale relative al deposito degli atti riguardanti le intercettazioni e la selezione del materiale raccolto. Riguardo al deposito degli atti la procedura si articolerà in due fasi: dapprima il deposito delle conversazioni e delle comunicazioni e dei relativi atti. In questo modo, si consentirà alla difesa di conoscere gli elementi su cui il Pm intenderà fare richiesta di acquisizione, e di controllare le sue scelte di esclusione. Successivamente l’acquisizione delle comunicazioni rilevanti ed utilizzabili con lo stralcio contestuale di quelle irrilevanti e inutilizzabili, destinate all’archivio privato. L’archivio privato delle intercettazioni, in particolare quelle non rilevanti dal punto di vista penale, sarà gestito dal Pubblico Ministero e l’accesso sarà consentito solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dallo stesso. Per tutelare inoltre le comunicazioni tra avvocato difensore ed indagato viene esteso il divieto di intercettazione nei confronti del difensore, già previsto dal codice di procedura: d’ora in poi non sarà più possibile verbalizzare le comunicazioni o conversazioni intercettate durante le attività legittime di ascolto quando vi sia coinvolto anche solo occasionalmente il difensore.

Secondo la bozza di decreto circolante le trascrizioni saranno da ora in poi pochissime, subordinate alla rilevanza delle intercettazioni e fatte mediante riassunti: non potranno essere trascritte, neppure in modo sommario, le comunicazioni o conversazioni irrilevanti per l’oggetto o per i soggetti coinvolti o relative a dati personali sensibili, sempre che non siano ritenute rilevanti a fini di prova al fine di bilanciare le indagini penali con il delicato tema della privacy degli intercettati. Nel verbale dovrà inoltre essere sempre indicata non solo la data, ma anche l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è stata effettuata. La soluzione adottata in fine dovrebbe migliorare la riservatezza delle comunicazioni senza il rischio di mettere il bavaglio alla stampa, come temuto da alcune forze politiche e dal sindacato dei giornalisti.

Viene inoltre introdotta nel diritto penale una fattispecie di reato relativa alla “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente” che punisce, fino a 4 anni di reclusione, chi diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine. Il reato è procedibile a querela dell’offeso, in coerenza con l’altro decreto legislativo di attuazione della legge 103/2017 che estende l’applicazione della procedibilità a querela per taluni reati. La punibilità è comunque esclusa “nel caso in cui la registrazione senza consenso venga utilizzata in ambito processuale, come esercizio del diritto di difesa o nell'ambito del diritto di cronaca”.

Viene introdotta una specifica disciplina riguardante l’impiego dei cosiddetti “cavalli di troia” (trojan horse) virus informatici che si annidano nei dispositivi informatici permettendo di controllarne l’attività e le comunicazioni dell’utilizzatore, il cui utilizzo, ampiamente praticato, non era stato fino ad oggi regolamentato da norme. Tali dispositivi non potranno essere mantenuti attivi senza limiti di tempo o di spazio, ma saranno attivabili da remoto secondo quanto previsto dal Pm nel proprio programma d’indagine. Dovranno, inoltre, essere disattivati in caso di intercettazione in ambiente domiciliare, salvo la prova che in tale contesto sia in corso l’attività criminosa oggetto d’indagine o che l’indagine riguardi i delitti più gravi (come nel caso di criminalità organizzata o terrorismo).

Notaio Camillo Verde

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Wed, 22 Nov 2017 18:48:28 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/469/1/-decreto-intercettazioni-approvato-cosa-cambia-ora-durante-il-processo-di-notaio-camillo-verde sadmin@vidaengine.it (Vida Superadmin)
Privacy Shield ossia come i nostri dati vengono protetti all’estero. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/468/1/privacy-shield-ossia-come-i-nostri-dati-vengono-protetti-all-estero

Ad un anno dal suo lancio, avvenuto nell’estate del 2016, lo scudo UE-USA per la privacy si trova all’analisi degli esperti per vedere cosa è andato e cosa può essere migliorato per il futuro affinché i trasferimenti internazionali di dati siano ancora più sicuri per le imprese certificate, le imprese, le PMI europee e tutti i consumatori UE. Il primo esame annuale ha dimostrato così l’impegno della Commissione responsabile per il Mercato unico digitale nel creare un regime di certificazione solido, munito di un’attività di sorveglianza dinamica. Lo scudo funziona, ma la sua attuazione, secondo l’esecutivo europeo, ha ampi margini di miglioramento. Proprio per questo, già al varo dello scudo nel 2016, la Commissione si era proposta di effettuare controlli a cadenza annuale per valutare se il livello di protezione dei dati personali fosse adeguato al mutamento dei tempi. Tale relazione ha coinvolto i pareri sia di tutte le pertinenti autorità statunitensi e di un’ ampia gamma di parti interessate (aziende e Ong) sia delle autorità indipendenti di protezione dei dati degli Stati membri dell’Ue. Vĕra Jourová, commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, si è così riferita al trattato: “I trasferimenti transatlantici di dati sono vitali per la nostra economia, ma è necessario proteggere il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali anche in uscita dall'Ue. […] Lo scudo per la privacy non è un documento che giace in fondo a un cassetto, si tratta di un accordo vivo che l'Ue e gli Usa devono monitorare attivamente per garantire la salvaguardia dei nostri elevati standard di protezione dei dati”.

Il rapporto fra privacy e trattamento dei dati personali è sempre stato uno fra i temi più complessi nell'ambito del cloud computing. Ma precisamente cos’è quel “Privacy Shield” adottato dalla Commissione europea il 12 luglio 2016? Il nuovo accordo nasce dopo che il “Safe Harbour”, risalente al 2000, è stato dichiarato invalido dalla Corte di Giustizia dell’unione europea poiché non proteggeva sufficientemente i cittadini europei, tra le altre cose perché la legge americana consentiva alle autorità di quel paese di accedere ai nostri dati liberamente. Il nuovo scudo sulla privacy, introdotto dopo serrate trattative tra Stati Uniti e Commissione europea, si occupa quindi della migrazione dei dati personali da un continente all’altro in modo notevolmente più sicuro rispetto al precedente meccanismo, in particolare modo perché, per la prima volta, contiene le prime assunzioni di impegno da parte dell’Amministrazione statunitense circa il loro accesso ai dati. Quest’ultima ha assicurato che gli accessi saranno sottoposti a meccanismi di controllo, con appositi limiti e garanzie e che la raccolta di dati in blocco sarà prevista soltanto in casi particolari. Non saranno, quindi, più ammessi accessi indiscriminati e massivi, come poteva, invece, verificarsi in precedenza (vedi ad esempio le rivelazioni sulle attività di controllo svolte dai servizi di intelligence statunitensi, in particolare dalla National Security Agency, nell'ambito del cd. Datagate).

Sono stati introdotti, inoltre, ulteriori controlli, effettuati dal DoC (Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti) in collaborazione con esperti dei servizi di sicurezza americani e delle Autorità europee per la protezione dei dati, che possono comportare anche il depennamento dall'elenco delle compagnie aderenti, nel caso peggiore. Come già accennato è stata anche introdotta una fase di monitoraggio con relative relazioni finali a cadenza annuale, da parte della Commissione europea, che verranno discusse davanti al Parlamento ed al Consiglio. Importanti sono, poi, gli strumenti introdotti a tutela del soggetto che ritenga leso il proprio diritto individuale: i cittadini possono ora rivolgersi direttamente all'impresa, che dovrà rispondere ai reclami entro quarantacinque giorni. Si può, inoltre, adire un organo alternativo di composizione delle controversie (ADR), attivando una procedura completamente gratuita, oppure rivolgersi all'Autorità di protezione dati che esaminerà il reclamo insieme al Department of Commerce e alla Federal Trade Commission degli USA. Ad ogni modo, rimane sempre in essere la possibilità di ricorrere alle singole Autorità nazionali di protezione dei dati. Si potrà, inoltre, sempre rivolgersi al “Privacy Shield Panel” nel caso in cui l’intervento della Commissione federale del Commercio non riuscisse ad essere risolutivo, per attivare una procedura di arbitrato o, in casi più particolari, una procedura di mediazione.

Fra ottimismo ed aspettative, la prima relazione annuale sul nuovo scudo per la privacy, effettuato essenzialmente verificando i meccanismi e le procedure introdotte, viene quindi promossa, come già detto, con qualche margine di miglioramento futuro. Soddisfacente è stata, inoltre, l’accoglienza da parte delle imprese, con oltre 2.400 compagnie che si sono registrate. La relazione finale ha presentato però anche delle raccomandazioni future intese a garantire che lo scudo per la privacy continui a funzionare correttamente, tra queste principalmente si è consigliato un monitoraggio più proattivo e regolare da parte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti per verificare che le imprese rispettino gli obblighi imposti dallo scudo per la privacy; una maggiore sensibilizzazione delle persone nell’Ue circa le varie modalità possibili con cui esercitare i loro diritti, specialmente sui modi per sporgere eventuali reclami; si consiglia, inoltre, una collaborazione più stretta fra i responsabili della privacy, ossia il Dipartimento del Commercio degli USA, la Commissione federale del Commercio e le autorità di protezione dei dati dell’Ue, in particolare per quanto riguarda l’elaborazione di orientamenti destinati alle imprese e ai responsabili della privacy; sarebbe importante, infine, poter istituire il prima possibile il ruolo di “mediatore dello scudo” permanente e garantire inoltre la copertura dei posti vacanti presso l’Autorità per la tutela della vita privata e delle libertà civili (PCLOB). Nel complesso, comunque, come si può leggere nella nota della Commissione Ue, lo scudo per la privacy “continua a garantire un adeguato livello di protezione dei dati personali trasferiti dall’Ue alle imprese partecipanti negli Usa”.

Notaio Camillo Verde

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Tue, 21 Nov 2017 18:05:28 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/468/1/privacy-shield-ossia-come-i-nostri-dati-vengono-protetti-all-estero notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Notartel, da venti anni a servizio di oltre 5 mila notai italiani, si rinnova. - Notaio Camillo Verde http://www.notaiocamilloverde.it/mc/467/1/-notartel-da-venti-anni-a-servizio-di-oltre-5-mila-notai-italiani-si-rinnova---notaio-camillo-verde

Dal 1997 la Notartel s.p.a. collega tutti i notai italiani attraverso una piattaforma web dedicata: la Rete Unitaria del Notariato (R.U.N.) creata dal Notariato senza spese per lo Stato. Nata per iniziativa del Consiglio Nazionale del Notariato e della Cassa Nazionale del Notariato la società informatica è la prima realizzata in Italia dedicata interamente all’innovazione di un’unica categoria professionale e con l’obiettivo di realizzare e gestire servizi informatici e telematici per più di 5 mila notai italiani interessati a mettersi in contatto con le diverse realtà della Pubblica Amministrazione. Grazie all’informatizzazione delle varie procedure documentali ed all’interazione con la Pubblica Amministrazione, inoltre, la “RUN” aiuta gli studi notarili a migliorare la quantità e la qualità dei servizi offerti ai cittadini, riuscendo a far risparmiare loro il tempo dedicato alla gestione delle pratiche e degli adempimenti. In questi venti anni di attività grazie a Notartel il notariato ha raggiunto diversi importanti obiettivi come la conservazione dei documenti digitali, un sistema informatico antiriciclaggio che ha permesso più di 1400 segnalazioni, un software come iStrumentum in grado di abilitare una firma grafometrica nella compilazione di un atto notarile, ed infine solo per citarne alcune, un sistema per la gestione delle aste telematiche. Il futuro potrebbe però implementare nuove ed innovative funzionalità per agevolare il lavoro dei notai e l’utenza più ampia dei possibili clienti. Negli ultimi anni i progetti aziendali sono stati riorganizzati nella prospettiva dell’Agenda Digitale Italiana e Europea focalizzandosi quindi sui temi dell’identità digitale, della PA digitale, degli Open Data e della Giustizia digitale. Il presidente di Notartel, Michele Nastri, ha dichiarato a riguardo che: “Notartel in venti anni è cresciuta sviluppando servizi e strumenti capaci di innovare la professione notarile, nella consapevolezza che le possibilità offerte dalla tecnologia sono eccezionali per supportare la professione, ma vanno governate per rappresentare un vero beneficio. Oggi siamo impegnati a sostenere e affiancare la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, recependo gli stimoli delle realtà più innovative, come da ultimo nel caso della blockchain”.

La digitalizzazione del notariato ha contribuito inoltre a migliorare la posizione dell'Italia nelle classifiche della competitività mondiale e continuando su questa strada continuerà a garantire ancora il massimo in termini di sicurezza e qualità. La stessa Costituzione impone che gli strumenti utilizzati in questo campo siano sempre aggiornati seguendo le novità della società contemporanea e dell’evoluzione tecnologica, anche per questo motivo la categoria si impone di avere un ruolo attivo nello spingere il Paese verso l’innovazione: a differenza di quella che può essere l’opinione comune, specie per chi non conosce benissimo la categoria, il notaio non è un professionista all’antica ma anzi lavora da sempre con il contatto diretto e immediato sia di cittadini sia di imprese. E visto che le novità ogni giorno sono tante, sarebbe impossibile portare avanti un lavoro così importante senza una adeguata preparazione di base e sopratutto  
un continuo aggiornamento di quelle che sono le tematiche interessate al lavoro notarile. Analizzando i numeri del rapporto “Doing business 2018”, redatto dalla Banca mondiale e analizzato dal Consiglio nazionale del notariato, ci si riferisce al notariato italiano come un volano della competitività del Paese, dal momento che si deve proprio ai notai un importante apporto di semplificazione e garanzia nei trasferimenti immobiliari e nelle costituzioni di società (dove ci troviamo rispettivamente al 23esimo, prima di Germania, Spagna e Svizzera, e dove abbiamo recuperato 24 posizioni rispetto al 2013-2014). Forte di questo successo è stato soprattutto il ruolo primario assorto dal digitale, specialmente grazie a strumenti come la trasmissione telematica di tutti gli atti relativi alle compravendite ed al grande impatto della riforma delle srl e dell’apporto dei notai in fase di costituzione delle società.

Nel frattempo è stato messo online proprio in queste settimane il nuovo sito della società informatica del notariato (visitabile all’indirizzo: www.notartel.it), articolato in quattro sezioni principali (società, servizi, comunicazione, qualità) e realizzato con una grafica più dinamica e chiara per facilitarne la piena leggibilità e chiarezza dei contenuti. Il sito fin dalla sua nascita ha accompagnato la crescita del “notaio digitale” realizzando e gestendo servizi informatici e telematici per contribuire al processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La piattaforma informatica è di fondamentale importanza, inoltre, per il processo della semplificazione, in particolare nella delicata materia della tenuta dei registri (era impensabile fino a solo qualche anno fa che un atto notarile potesse essere redatto in pochi attimi cosa che invece adesso è sempre più ricorrente). Forse pochi lo sanno, ma proprio grazie all’informatica, oggi in Italia il notariato è l'unica professione completamente “paperless” o “senza carta”, anticipando in maniera autonoma gli obiettivi dell'Agenda digitale.

Notaio Camillo Verde

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Thu, 16 Nov 2017 17:44:26 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/467/1/-notartel-da-venti-anni-a-servizio-di-oltre-5-mila-notai-italiani-si-rinnova---notaio-camillo-verde notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Il Consiglio dei Notariati apre la Giornata europea della giustizia civile 2017. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/466/1/-il-consiglio-dei-notariati-apre-la-giornata-europea-della-giustizia-civile-2017

A partire dal 2003 si svolge ogni 25 ottobre la “Giornata europea della giustizia civile”, fortemente voluta dalla Commissione europea e dal Consiglio d’Europa con l’obiettivo di far sì che la giustizia civile sia effettivamente alla portata dei cittadini europei in maniera tale da poterne agevolarne l’accesso attraverso una conoscenza più approfondita e dettagliata della stessa, base della nostra comunità civile. Partendo, infatti, dal presupposto che il diritto civile sia parte fondamentale della vita quotidiana di tutti noi, sorge spontaneo chiedersi: quanti sono i cittadini oggi che possono dirsi consapevoli dei propri diritti e quali sono gli attori ed i loro ruoli specifici di tale sistema di giustizia? La giornata europea della giustizia civile serve proprio a chiarire e rispondere a queste fondamentali domande della nostra comunità.

Ad occuparsi di questo evento è il Consiglio dei Notariati dell’Unione Europea (CNUE www.cnue.be) presente dal 1993 a Bruxelles per rappresentare di fronte alle istituzioni europee i 22 paesi (Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Italia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna) nei quali è presente la figura del notaio. Le iniziative di questa giornata, celebrate dal Consiglio, sono volte quindi a promuovere i valori contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE e, per questa edizione, i temi prescelti sono stati quelli della legalità, dell’uguaglianza, dell’inclusione sociale. L’iniziativa si aggiunge, inoltre, ai numerosi progetti del Notariato a tutela del cittadino, da ultimo l’impegno a dare attuazione alla legge sul “Dopo di noi” (n. 112/2016) per il sostegno alle persone con disabilità, attraverso l’elaborazione di una guida e con incontri informativi su tutto il territorio nazionale per aiutare sia i disabili sia le loro famiglie ad affrontare i problemi del presente e sopratutto del futuro. "Una società è migliore non dove il PIL cresce, ma dove c'è cultura dell'accoglienza e dell’inclusione" ha affermato il Presidente del Comitato italiano para-olimpico, Luca Pancalli.

Il settore dell’istruzione, a mio avviso, è fondamentale per la sensibilizzazione tra i cittadini di questi importanti temi e la loro diffusione nel Paese ed è importante a tal riguardo l’impegno dei notai italiani a cooperare con i dirigenti degli Istituti scolastici mettendo a disposizione le loro conoscenze e le loro esperienze per la formazione e la crescita culturale e civile delle giovani generazioni. Sono i giovani infatti il futuro del nostro Paese ed è importante insegnare loro, fin da piccoli, il rispetto delle regole e dei principi essenziali che stanno alla base della nostra società civile. Sono sempre i giovani coloro che possono migliorare la nostra società attraverso i valori di legalità ed integrazione. Quella del 25 ottobre è stata quindi un’occasione unica per toccare i temi centrali nell’educazione civica e far conoscere da vicino una figura, quella del notaio appunto, che è garante di questi valori. “Aprire le porte dei tribunali ai giovani ha una grande valenza civica, incoraggia a vedere la giustizia come un aspetto fondamentale della vita, il cardine attorno a cui tutte le nostre azioni debbono ruotare” - ha commentato il Presidente della Camera civile di Firenze, Carlo Poli.

I notai italiani sono così scesi in campo per incontrare gli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e per parlare appunto di Unione Europea, delle sue origini, delle sue date più significative e, partendo dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli importanti principi in essa contenuti per arrivare poi ai principi fondamentali della nostra Costituzione, della quale quest’anno, inoltre, si celebra il 70° anniversario. In occasione dell’edizione del 2017 sono stati poi circa 10 mila studenti in 150 istituti scolastici in 89 città italiane a partecipare alle lezioni sul tema della legalità, dell’uguaglianza, dell’inclusione sociale e della disabilità, seguiti dai notai di 45 distretti notarili in un evento che è stato anche trasmesso in diretta streaming attraverso i canali social del Notariato e delle federazioni partecipanti (Fish Onlus, FAND, CIP). Quella del 25 ottobre è stata quindi una giornata totalmente dedicata alla divulgazione dei principi di legalità, giustizia e inclusione sociale in cui i notai hanno spiegato a bambini e ragazzi i tanti principi dell’ordinamento italiano ed europeo che stanno alla base della convivenza civile, in primis quello della proprietà privata e del rispetto della libertà altrui. La scuola si prefigge di essere il luogo più adatto dove la coscienza dei cittadini di domani e il loro spirito critico si forma e si evolve. Sono i nostri giovani i futuri amministratori della res pubblica e i professionisti che un giorno saranno chiamati a svolgere il loro lavoro nel rispetto della legge e nel riconoscimento dei diritti e dei doveri stabiliti dalla nostra Costituzione repubblicana. Basterebbe questa citazione di Giovanni Falcone, la stessa che ha fatto da cornice culturale agli appuntamenti organizzati durante la Giornata europea della giustizia civile, per indicarci la strada da seguire per il futuro della nostra società civile: “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il proprio dovere”

 

Notaio Camillo Verde

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Mon, 30 Oct 2017 17:13:17 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/466/1/-il-consiglio-dei-notariati-apre-la-giornata-europea-della-giustizia-civile-2017 notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Il Notariato scopre la Blockchain. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/465/1/-il-notariato-scopre-la-blockchain

Si è svolto a Palermo dal 12 al 14 ottobre scorso il 52° Congresso Nazionale dei Notai dal titolo “#Notaio: garanzia di sistema per l’Italia digitale” per raccontare come il mondo del Notariato si stia adeguando alle nuove tecnologie e abbia deciso di sbarcare sul web attraverso le più evolute innovazioni digitali. Da molti anni, infatti, il lavoro dei notai si svolge anche online, in stretta sinergia con le reti digitali della Pubblica Amministrazione, quella del Congresso è stata quindi un’occasione corale per discutere proprio delle ultime novità tecnologiche e di come queste possano essere utilizzate per l’attività notarile: “bitcoin”, “smart contracts” ma sopratutto “Blockchain”. A tal riguardo il Notariato, per rispondere alle esigenze di digitalizzazione del Paese e garantire allo stesso tempo la sicurezza della transazioni, ha presentato, in anteprima durante il Congresso, due applicazioni concrete legate alle più moderne modalità di archiviazione dei dati digitali.

La prima di esse si chiama “Notarchain” ed è una particolare Blockchain (in collaborazione con IBM) nella quale le informazioni vengono gestite e garantite totalmente dai notai italiani presenti per legge su tutto il territorio nazionale e non quindi da soggetti anonimi: una tale piattaforma manterrebbe sia le potenzialità connesse alla velocità, sia l’assenza di costi per il cittadino fruitore, sia la diffusione su scala mondiale ovviando allo stesso tempo alle criticità potenziali di un modello di registro decentrato e privo di controlli sulla veridicità dei dati inseriti. La Banca d’Italia ha definito il termine Blockchain come “un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche al fine di costruire e aggiornare un database virtuale (la blockchain) pubblico (tutti possono vederlo) e decentralizzato (ogni partecipante ha una copia dei dati)”. Praticamente parliamo di una sorta di libro mastro pubblico che si aggiorna automaticamente su ciascuno dei nodi che partecipano alla rete, e dove ogni singola transazione viene validata dall’interazione di tutti i nodi e non necessita del funzionamento garantito da un ente centrale (con garanzie di sicurezza evolute dal momento che per essere hackerata bisognerebbe influenzare più anelli della catena per ottenere il risultato sperato). Tuttavia, blockchain pubbliche come quella per esempio su cui è basato Bitcoin non assicurano né che i dati siano corretti all'origine, né la possibilità di enforcement (come per esempio il sequestro di un bene registrato). Ed è qui che entra in gioco una categoria come quella dei notai (che oggi per esempio si sta esercitando a utilizzare la blockchain in un caso di protezione della proprietà intellettuale). Attraverso l’uso di “Notarchain” il Notariato italiano propone così un sistema sicuro nel quale viene fornita non solo la certezza della immodificabilità dei dati inseriti, ma anche un controllo preventivo sull’identità dei soggetti coinvolti, sulla correttezza e completezza dei dati stessi inseriti nella catena.

La tecnologia è così evoluta inoltre da poter essere utilizzata in molti campi diversi ed infatti il secondo progetto presentato durante il 52° Congresso Nazionale l’utilizza a sua volta per quanto riguarda la gestione del deposito e l’archiviazione dei codici sorgenti (in collaborazione con la S.I.A.E.). Si potrà in futuro depositare infatti, presso qualsiasi notaio italiano, il codice sorgente di un nuovo programma ottenendo in tempo reale l’inserimento di tale file in un registro condiviso con S.I.A.E. che ne permette l’immediata attribuzione di una marca temporale e quindi la certezza che nessuno possa in futuro contestarne la paternità. Sempre durante l’evento, questa volta in collaborazione con “Notartel” (la società informatica del Consiglio Nazionale del Notariato), è stato presentato anche il “Registro pubblico sussidiario dedicato agli atti di designazione di amministratori di sostegno" (A.D.S.) ossia una piattaforma informatica di archiviazione delle informazioni relative ad alcune attività notarili per le quali oggi non sono previste forme di pubblicità legale, attraverso la quale i notai potranno, in tempo reale, inserire i dati essenziali dell’atto di designazione di amministrazione di sostegno ricevuto, ma che potrà essere utilizzata in futuro anche per altre tipologie di atti notarili che richiedano analoga pubblicità come, ad esempio, i registri delle procure, dei testamenti olografi, delle disposizioni anticipate di trattamento, delle volontà in ordine alla donazione di organi. Il contenuto del registro verrà ordinato in modo da consentirne una ricerca efficiente su base personale e potrà essere condiviso da tutti i notai e altri soggetti qualificati, come le singole Aziende Sanitarie Locali, al fine di rendere immediata la conoscibilità della volontà espressa dal designatario. A mio avviso la presenza di registri affidabili rappresenta un elemento essenziale per un sistema economico efficiente, nonché un elemento imprenscindibile in chiave di competitività internazionale. L’obiettivo finale di tale piattaforma rimane quello di garantire la conoscibilità da parte dei cittadini e di altri soggetti qualificati di informazioni e documenti oggi difficilmente reperibili.

Dal 2001 il Notariato ha investito più di 18 milioni di euro per l’informatizzazione dei vari processi dell’attività notarile riuscendo a garantire la messa online e comunicazione sia tra circa 5 mila studi notarili e sia con la Pubblica Amministrazione. Lo scorso Marzo per esempio i notai italiani attraverso il software “iStrumentum” (progettato da Notartel in partnership con Aruba PEC) hanno iniziato ad emettere i primi atti notarili informatici con firma grafometrica. Una piccola rivoluzione nella stipula degli atti notarili informatici, dalla verifica dei dati alla firma: tutto diventa digitale, semplificando così l’intero processo dell’atto, dalle fasi preliminari (verifica dei dati anagrafici dei comparenti, redazione del testo principale dell’Atto, raccolta degli eventuali allegati) fino alla “stipula” (autenticazione dei comparenti, lettura dei testi al loro cospetto, raccolta delle firme). Un ulteriore strumento che conferma come il Notariato si confermi elemento trainante per il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione riuscendo a seguire una programmazione pienamente in linea con i dettami dell’Agenda Digitale.

Notaio Camillo Verde

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Mon, 30 Oct 2017 17:09:27 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/465/1/-il-notariato-scopre-la-blockchain notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Il Terzo Settore è finalmente pronto ad un riordino totale - Camillo Verde http://www.notaiocamilloverde.it/mc/464/1/il-terzo-settore-e-finalmente-pronto-ad-un-riordino-totale---camillo-verde

La pubblicazione in Gazzetta ufficiale lo scorso 2 agosto dell’ultimo dei decreti legislativi attuativi della delega al Governo per la riforma del Terzo settore (legge 106/2016), quello sul Codice del Terzo settore, che ha seguito in ordine temporale “l’istituzione e la disciplina del servizio civile universale”, “la disciplina dell’istituto del 5 per mille” e “la revisione della disciplina in materia di impresa sociale”, ha segnato l’avvio dell’ultimo miglio dell’iter per quella “Riforma del Terzo Settore” , di cui si discute da ormai due anni, e che promette di riordinare in via definitiva il non profit italiano con grandi novità: spariranno le Onlus, si introdurrà il Registro Unico e la nuova figura degli Enti del Terzo Settore, aumenterà la trasparenza e cambieranno le agevolazioni fiscali e i metodi di finanziamento insieme a tantissime novità per l’impresa Sociale, per il 5x1000, per i donatori. Sono queste alcune delle principali novità introdotte dagli oltre 100 articoli dell’ultimo decreto collegato alla Riforma del Terzo settore, testo che nei prossimi mesi subirà sicuramente modifiche aggiuntive per completarlo e dettagliarlo viste le tante particolarità e argomenti trattati: termine ultimo previsto dalla legge entro cui il Governo potrà modificare i decreti attuativi della legge delega sarà infine il 3 luglio 2018. La parola “riordino”, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice ossia quello di riformare più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato, coinvolgendo allo stesso tempo più di 6 milioni di cittadini italiani impegnati nel volontariato.

Come già detto la prima novità è l’abolizione dell’acronimo “Onlus” che andrà sostituito da  “ETS” ossia “Enti del Terzo Settore” nuovo acronimo che include enti che esercitano principalmente le cosiddette “attività di interesse generale” e hanno “finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” come: le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni riconosciute e non, le fondazioni e gli altri enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Attività diverse possono essere svolte, come in passato, a condizione che siano secondarie e strumentali. Tutte questa associazioni per poter operare dovranno entrar a far parte del neo istituito “Registro unico nazionale del Terzo settore” (operativo da Gennaio 2019) e con sede presso il Ministero delle Politiche sociali, ma gestito e aggiornato a livello regionale. Verrà infine costituito, presso lo stesso ministero, il “Consiglio nazionale del Terzo Settore”, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.

Gli ETS, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Rispetto ai metodi di finanziamento le ETS possono portare avanti campagne di “Fundraising” in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore. Le retribuzioni dei dipendenti di questi enti avranno in futuro un tetto massimo ed uno minimo con compensi non oltre il 40% rispetto a quelli previsti per le medesime qualifiche dai contratti collettivi ne inferiori sempre a quelli previsti dagli stessi contratti. Mai potrà inoltre essere la differenza retributiva tra dipendenti superiore al rapporto uno a otto. Per aumentare la trasparenza degli enti non profit gli ETS dovranno ora redigere un bilancio formato dallo stato patrimoniale e dal rendiconto finanziario in aggiunta ad una relazione di missione che descriva il perseguimento delle finalità statuarie. Chi avrà entrate o ricavi superiore al milione di euro dovrà inoltre pubblicare il proprio bilancio sociale sia sul proprio sito Internet sia presso il registro unico nazionale del Terzo Settore.

Gli ETS potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”. Sempre riguardo alle agevolazioni fiscali cambia inoltre la percentuale della detrazione Irpef che sale al 30% per le erogazioni liberali in denaro o in natura effettuate a favore degli ETS, fino a un massimo di 30.000 euro (35% se diretta verso organizzazioni di volontariato). Le liberalità sono deducibili dal reddito del donatore nel limite del 10%. Il credito d’imposta appena istituito sarà inoltre del 65% per le persone fisiche e del 50% per le società che decideranno di donare agli ETS che si occupano del recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

La riforma passa però anche dall'impresa sociale, riguardo la quale l'Italia si è dotata di una normativa particolarmente innovativa con l'ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione degli utili e incentivi all'investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell'investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche.

Per quanto riguardo infine il 5x1000, altro snodo fondamentale in materia, si è portata a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in misura stabile per 500 milioni l’anno. Rispetto alla disciplina precedente però, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale attraverso un meccanismo di erogazione più veloce e strumenti di trasparenza che rendano conto ai cittadini di come gli enti impiegheranno queste risorse.

Quella cui ci troviamo davanti oggi è  una riforma di grande interesse ed impegnativa per tentere di dare ordine a quelle Istituzioni che, attraverso norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi, vogliono dare impulso alla crescita di un Terzo settore radicato nelle comunità e capace di affrontare sfide ambiziose. Questa sembra essere la ratio del provvedimento che nell’art.1 del Decreto 117/2017 enuncia di “puntare” a: "sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di  coesione  e  protezione sociale,  favorendo  la  partecipazione,  l'inclusione  e  il   pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e  di occupazione lavorativa".

Notaio Camillo Verde

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Fri, 20 Oct 2017 18:02:54 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/464/1/il-terzo-settore-e-finalmente-pronto-ad-un-riordino-totale---camillo-verde notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Cambia il Codice Deontologico Forense: arriva la pubblicità online. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/463/1/-cambia-il-codice-deontologico-forense-arriva-la-pubblicita-online

Anche l’avvocatura segue i mutamenti del tempo. I divieti che sono stati posti all’attività dell’avvocato sono diventati sempre più labili a causa di mutamenti, sia di pensiero sia di legislazione, in tema di informazione e pubblicità sull’attività professionale in generale (senza dimenticare le numerose pronunce dell’Autorità Antitrust nei confronti del Consiglio Nazionale Forense che ha per molto tempo continuato a conservare una concezione per così dire “tradizionale” dell’attività).

Dal 1990, anno in cui il “Ricciardi” scriveva che “il divieto di propaganda costituisce un principio deontologico importante, diretto a sottolineare la particolare dignità della professione forense, che non è equiparabile ad una qualunque attività di servizi”, le cose sono nettamente cambiate, specie in questi ultimi anni. Fino a qualche anno fa il Codice Deontologico Forense (CDF) vietava per gli avvocati “l’accaparramento di clientela” ma, con la “modernizzazione” dell’avvocatura, che tende sempre più ad avvicinarsi a una sorta di attività imprenditoriale, tutto questo è cambiato e dal 2016, grazie a nuove norme, gli avvocati possono pubblicizzare online la loro attività. Ci troviamo quindi ora con un Codice più “tollerante” che consente la pubblicità tramite web anche attraverso l'utilizzo di domini non propri ed apre così la possibilità di pubblicizzare l’attività anche tramite pagine di social network, cosa che in precedenza era espressamente preclusa.

L’iter di modifica del CDF non nasce a caso ma anche a seguito delle diverse censure ricevute dall’Antitrust e confermate dal Consiglio di Stato con la sentenza numero 1164/2016 che aveva portato il CNF a subire una maxi multa di quasi un milione di euro (poiché nel 2012 aveva predisposto che si escludessero i prezzi dalle informazioni che il legale poteva liberamente fornire al pubblico violando così i principi comunitari della concorrenza e del libero mercato). Dopo la sanzione, il Consiglio Nazionale Forense, quasi costretto ad adeguarsi ai tempi che corrono, ha adottato la normativa attualmente vigente. Alla luce di detta normativa, l’avvocato ad oggi ha piena facoltà di farsi pubblicità, non solo sul proprio sito web, ma anche “postando” i contenuti afferenti alla propria attività professionale su Facebook, Twitter o Linkedin. Con delibera CNF del 22/01/2016 è stato, infatti, abrogato il testo dell’articolo 35 del Codice il quale affermava che: “[9. L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso. 10. L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito.]”

L’intervento normativo del CNF ha inoltre inserito nel comma 1 dell’art.35 l’inciso “quale che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse”, portando il nuovo comma 1 quindi a questo testo finale in cui: “l’avvocato che da’ informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale”. Modifiche che chiaramente aprono la professione Forense all’utilizzo di una maggiore libertà dei canali comunicativi eliminando allo stesso tempo il riferimento specifico alla disciplina dei siti web che la versione precedente del Codice vietava nel caso di re-indirizzamento e/o in caso di contenuti di natura commerciale e/o pubblicitaria. Ad oggi quindi qualsiasi mezzo è ammesso, anche siti web o social network con o senza re-indirizzamento, purché si rispettino i giusti doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza (facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale e rispettando i principi di dignità e decoro).

Con il mutare del tempo, il tradizionale atteggiamento di chiusura dimostrato dall’ordinamento professionale italiano si è andato via via attenuando e da una posizione restrittiva che vietava recisamente qualsiasi forma di pubblicità dell’attività professionale si è passati al concetto di pubblicità informativa. Da parte di tutta l’avvocatura, italiana ed europea, nei decenni passati era netta inoltre la necessità di distinguere la differenza tra informazione e pubblicità, considerando la prima un diritto dell’avvocato derivante dal mutato assetto sociale, e la seconda una indecorosa attività mercantile. Oggi anche in campo forense la distinzione da farsi non è tanto quella, più volte sottolineata, tra informazione e pubblicità, bensì quella tra pubblicità vera e corretta da una parte e pubblicità ingannevole e fuorviante dall’altra. Analizzando inoltre con attenzione il dettato della norma aggiornata, si nota come ci si muova ancora di più verso un superamento della differenza tra informazione e pubblicità e si ponga, invece, l’attenzione più che altro sulla veridicità delle informazioni che vengono poste all'attenzione del pubblico.

Il nuovo codice deontologico lascia così campo libero alle nuove forme di comunicazione, mantenendo i princìpi di dignità e decoro che però, se non riempiti di concreto contenuto, rischiano di rimanere lettera morta. La riformulazione dell’art.35 del Codice deontologico forense è un passaggio importante per confermare che la modernità offre rivoluzionari strumenti di comunicazione che ormai nessun professionista può fare a meno di utilizzare, tanto più se di comunicazione scritta o anche solo verbale quel professionista vive. 

Camillo Verde

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Wed, 11 Oct 2017 18:23:33 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/463/1/-cambia-il-codice-deontologico-forense-arriva-la-pubblicita-online notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Il nuovo Statuto dell’assicurazione a copertura della responsabilità civile professionale http://www.notaiocamilloverde.it/mc/462/1/il-nuovo-statuto-dellassicurazione-a-copertura-della-responsabilita-civile-professionale

CONVEGNO SUL TEMA

“IL NUOVO STATUTO DELL’ASSICURAZIONE A COPERTURA DELLA RESPONSABILITÀ’ CIVILE PROFESSIONALE”.

06 OTTOBRE 2017 ORE 16.30 - 19.30

SALA RESTAGNO DEL COMUNE DI CASSINO

Saluti

AVV. GIUSEPPE DI MASCIO
Presidente dell’Ordine

AVV. PAOLA CARELLO
Presidente Camera civile

Presiede e conclude 

PROF. AVV. NOTAIO CAMILLO VERDE
Associato di Diritto Privato Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

Intervengono:

AVV. MICHELE SPROVVEDI 
Foro di Roma Founder FGA
Profili di responsabilità dell’Avvocato

AVV MAURIZIO GUGLIATA
Foro di Roma Partner FGA
Obbligo assicurativo e DDI Concorrenza 

ROBERTA ZAZA
Direzione commerciale di UnipolSai

UNICASSINO Agenzia Generale
Unicassino Via Casilina Sud km 140 (Parco del Rondò) -  Cassino (FR)
 

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Sun, 1 Oct 2017 15:24:45 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/462/1/il-nuovo-statuto-dellassicurazione-a-copertura-della-responsabilita-civile-professionale notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Nuovo regolamento UE sui dati personali: come cambia il diritto all’oblio http://www.notaiocamilloverde.it/mc/461/1/nuovo-regolamento-ue-sui-dati-personali-come-cambia-il-diritto-all-oblio

Aveva fatto scalpore ad Agosto la notizia della sentenza che aveva negato a Vittorio Emanuele di Savoia il cosiddetto “diritto all’oblio” per “l’incidente” dell’Isola di Cavallo (in cui, nel 1978, perse la vita il giovane tedesco Dirk Hamer), rievocato da un cronista ed il direttore della Repubblica. Subito era scattata da parte del figlio dell’ultimo Re d’Italia, l’accusa di diffamazione che aveva “retto” in primo grado ma che era caduta in Corte d’Appello, in quella sede, infatti, i giudici considerarono il “promemoria” del giornalista come rientrante nel libero esercizio del diritto di critica e di cronaca poiché l’articolo è risultato di fatto rientrante nella legittima espressione di opinione critica, sganciata dai rigidi criteri di legittimazione della cronaca, poiché  l’articolista si era limitato a ricordare un fatto storicamente accaduto. In questo modo è stato attuato quel principio della Corte di Cassazione (dato dalla sentenza 38747) che ci dice che il diritto all’oblio deve cedere il passo al diritto della collettività ad essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione delle proprie convinzioni: anche se questo comporta un discredito per la persona titolare di quel diritto.

Di quel diritto all’oblio tanto se n’è parlato e tanto se ne parlerà ancora, sia in campo nazionale che europeo, specialmente con l'entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali (RGPD, Regolamento UE 2016/679) il quale, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016 e della sua entrata in vigore il 24 maggio 2016, diventerà effettivo a partire dal 25 maggio 2018. La normativa di riforma della legislazione europea in materia di protezione dei dati, poiché trattasi di un regolamento, non necessiterà di recepimento da parte degli Stati dell'Unione e verrà attuata allo stesso modo in tutti gli Stati dell'Unione senza margini di libertà nell’adattamento con lo scopo di raggiungere una definitiva armonizzazione della regolamentazione in materia di protezione dei dati personali all'interno dell'Unione europea.

Inizialmente riconosciuto soltanto a livello giurisprudenziale sia in campo europeo che nazionale, il diritto all’oblio, che non ha carattere assoluto in quanto dev'essere inevitabilmente contemperato con altri interessi (primo fra tutti il diritto di cronaca), può essere definito come l'interesse di un singolo ad essere dimenticato: la sua esplicazione consiste nella cancellazione dei contenuti, dalle varie pagine web, di precedenti informazioni (spesso pregiudizievoli come ad esempio precedenti penali) che non rappresentano più la vera identità dell’interessato. Per tutelare la riservatezza e l’identità personale attuale di un soggetto vi è quindi la possibilità di richiedere l’eliminazione di notizie relative a fatti avvenuti in passato.

Ci sono però, come inizialmente detto, delle condizioni necessarie affinché questo esercizio di diritto sia effettivamente attuato. Il diritto all’oblio non è un diritto assoluto bensì un limite esterno al diritto di cronaca e alla libertà di stampa, in tal senso va opportunamente bilanciato col diritto in competizione. Con il nuovo Regolamento sulla privacy Ue, tale diritto, denominato più genericamente diritto alla cancellazione, riceve una regolamentazione espressa, che andrà a sostituire, inoltre, la direttiva sulla protezione dei dati (ufficialmente Direttiva 95/46/EC) istituita nel 1995 e abrogherà le norme del Codice per la protezione dei dati personali (dlgs.n. 196/2003) che risulteranno con esso incompatibili. Gli obiettivi principali della Commissione europea nel GDPR sono quelli di restituire ai cittadini il controllo dei propri dati personali e di semplificare il contesto normativo che riguarda gli affari internazionali unificando e rendendo omogenea la normativa privacy dentro l’UE. A differenza dell'attuale direttiva inoltre, il regolamento si applica anche a società, aziende, imprese ed enti con sede legale fuori dall'UE che trattano dati personali di residenti nell'Unione Europea. Ciò anche a prescindere dal luogo o dai luoghi ove sono collocati i server e le banche dati.

Come già detto, il diritto all’oblio non trova applicazione quando va a scontrarsi con il diritto di cronaca ed il diritto di informazione che sono prevalenti. Inoltre la sua applicazione può essere limitata nei casi in cui la conservazione sia necessaria per adempiere ad obblighi previsti dal diritto comunitario o nazionale o per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità, della ricerca scientifica e storica o a fini statistici o quando i dati siano necessari per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un dritto in sede giudiziaria. Secondo il nuovo regolamento, infine, il titolare dovrà invece procedere alla cancellazione dei dati e astenersi da ogni successo trattamento degli stessi quando ricorre una o più delle seguenti condizioni:

• Se i dati non siano più necessari ai fini del trattamento per il quale sono stati raccolti o trattati;

• Nel caso in cui l'interessato revochi il consenso al trattamento dei dati, il periodo di conservazione degli stessi sia spirato oppure quando non vi siano altri legittimi motivi per proseguire il trattamento;

• Quando vi è opposizione da parte dell'interessato al trattamento dei dati personali;

• Se un tribunale (o altra autorità di regolamentazione comunitaria) ordini in maniera definitiva ed assoluta la cancellazione dei dati;

• Nell'ipotesi in cui i dati siano stati trattati illecitamente.

Il diritto all’oblio è, in questa prospettiva, il diritto a crescere e migliorare senza essere costretti a vedersi rinfacciato eternamente il proprio passato. Una persona che volesse redimersi da comportamenti sbagliati si troverebbe a doversi confrontare costantemente con quelle condotte riproposte in rete e impossibili da cancellare. Il diritto all’oblio è, sostanzialmente, il diritto ad una seconda possibilità

Notaio Camillo Verde

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Sun, 1 Oct 2017 08:01:47 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/461/1/nuovo-regolamento-ue-sui-dati-personali-come-cambia-il-diritto-all-oblio notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Rosatellum Bis, come potrebbe cambiare la nuova legge elettorale. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/460/1/rosatellum-bis-come-potrebbe-cambiare-la-nuova-legge-elettorale

Ci si prova ancora una volta a dare una nuova legge elettorale al popolo italiano. E così, il 22 settembre, Emanuele Fiano, relatore del nuovo tentativo di legge elettorale, ha depositato in Commissione Affari costituzionali della Camera il cosiddetto “Rosatellum 2.0” (dal nome del capogruppo dei deputati PD alla Camera Ettore Rosato). Rispetto al proporzionale del “Fianum”, naufragato in aula l’8 Giugno scorso, il nuovo testo introduce una quota di seggi uninominali maggioritari (231 pari al 36% del totale) che dovrebbero incentivare le coalizioni nelle intenzioni del proponente. Coalizioni che non sono solo ammesse, ma incentivate: per vincere più collegi possibili è meglio allearsi tra più partiti che sostengono il singolo candidato perché, nei collegi uninominali, “il primo che arriva prende tutto”.

Cosa prevede la nuova legge per cercare di dare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità è presto spiegato. In sostanza è un sistema su base proporzionale con un correttivo maggioritario che funge, di fatto, come una sorta di premio di maggioranza ‘mascherato’: prevede, infatti, 231 collegi uninominali, che spingono a formare coalizioni, e uno sbarramento (sia alla Camera sia al Senato) al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni (le preferenze date a un partito che non superi il 3% sono ripartite tra gli altri della coalizione: unico requisito è quello che il partito in questione superi l’1%). La distribuzione dei seggi è per il 36% maggioritaria e per il 64% proporzionale (dei restanti 399 deputati, 12 continueranno ad essere eletti nelle Circoscrizioni Estere, con metodo proporzionale). Nei collegi  plurinominali, dove vale il proporzionale, sono previsti dei listini molto corti, dai 2 ai 4 candidati massimo. Non è ammesso il voto disgiunto: differentemente dal “Mattarellum”, in cui c'erano due schede, una per il collegio ed una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto, qui avremo una scheda unica nella quale il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Inoltre se un elettore barrerà il nome del solo candidato del collegio uninominale, e non uno dei partiti che lo sostengono, verrà meno la sua scelta per la parte proporzionale. Per il Senato i 315 seggi saranno assegnati grazie a 103 collegi uninominali maggioritari (il Molise e la Valle d'Aosta costituiscono due collegi); 206 con metodo proporzionale in 206 collegi plurinominali (ulteriori sei all'estero con il proporzionale). Ogni partito dovrà indicare “contestualmente al deposito del contrassegno” e del “programma elettorale” “il nome e cognome della persona indicata come “capo della forza politica” fattore che non viene invece richiesto nel caso di designazione di un “capo” della coalizione. Infine rispetto alle quote di genere in ogni coalizione nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i capilista dei listini proporzionali.

Se reggerà l'intesa tra Pd, FI, Lega e Ap il testo passerà in Commissione, ma più d'uno solleva timori che in Aula possano riproporsi problemi sui numerosi voti segreti. I collegi uninominali sfavoriscono ora il Pd ora FI nelle diverse regioni, per cui i deputati dei due partiti candidati in quelle regioni potrebbero votare contro. Il No al nuovo sistema elettorale arriva invece da M5S, MDP e FDI contrari al nuovo testo che spinge a formare coalizioni varie tra i partiti.

Dopo anni di discussioni e testi bocciati è ormai un dovere ed una responsabilità nei confronti del Paese trovare il giusto accordo su una nuova legge elettorale in grado di assicurare, il più possibilmente, l’omogeneità della composizione delle Camere così da assicurare un corretto funzionamento e una prolungata continuità degli organi costituzionali. Non si può, e non si deve, andare al voto senza prima una legge che assicuri rappresentanza e governabilità. Siamo ormai all’ultima chiamata utile prima della fine, ormai imminente, dell’odierna legislatura: il Capo dello Stato ormai da mesi, infatti, richiama la politica sulla necessità di uniformare i due sistemi elettorali lasciati in piedi dalla Corte costituzionale. Quello che è sicuro è che all’Italia serva da tempo una nuova legge elettorale, e che tale legge debba essere scritta dal Parlamento, più che dalla Consulta, per non delegittimare la politica tutta.

La Commissione voterà martedì prossimo, 26 settembre, l'adozione del testo base, mentre il termine per la presentazione dei relativi emendamenti è fissato per il successivo mercoledì alle 17. Presto si vedrà se anche questa legge elettorale finirà al macero o se, invece, diventerà il nuovo modo con cui gli italiani voteranno.

Camillo Verde

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Mon, 25 Sep 2017 17:41:22 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/460/1/rosatellum-bis-come-potrebbe-cambiare-la-nuova-legge-elettorale notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Decreto Concorrenza: cosa cambia per il mondo forense e notarile. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/458/1/decreto-concorrenza-cosa-cambia-per-il-mondo-forense-e-notarile

Dopo un lungo e travagliato iter di 894 giorni è stato ufficialmente approvato, con il voto di fiducia (146 i sì e 113 i no), il DDL Concorrenza (più specificamente “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”). Tante sono le novità e i settori che vengono presi in considerazione dalla nuova legge: dalle Professioni, alle assicurazioni, all’energia, alle comunicazioni, all’ambiente, ai trasporti, al turismo, alle poste, alle banche, alle farmacie. In due passaggi parlamentari gli articoli sono aumentati dai 32 del testo del Governo ai 74 attuali per un provvedimento che si dà l’obiettivo di liberalizzare mercati chiave per l’Italia.

Uno dei punti fondamentali del DDL introduce un grande cambiamento per l’avvocatura, ossia l’introduzione per la prima volta in Italia dell’esercizio della professione forense in forma societaria, “consentito a società di persone, di capitali o cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell'albo tenuto dall'ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società (articolo 26 - comma 1)”. Si preannunciano così nuove opportunità di aggregazione ed una migliore organizzazione del lavoro pur senza, a mio avviso, l’alterazione delle varie specificità dell’avvocato. Lo stesso segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini si è così espresso sull’argomento: “L'approvazione definitiva del Ddl Concorrenza, dopo un lungo e travagliato iter, segna per quanto riguarda l'avvocatura un punto di svolta […]. Da tempo i colleghi avvocati belgi, lussemburghesi, spagnoli, tedeschi e francesi e inglesi possono contare sui tipici modelli delle società di capitali, anche per rispondere in modo più efficiente alle richieste dei cittadini e delle imprese” stessa cosa quindi potremmo ipotizzare che avverrà per i nostri colleghi italiani. Altre specifiche dell’articolo 26, che regolarizza le misure per la concorrenza nella professione forense, ci dicono inoltre che: “(2.) Anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente. (3.) La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione. (4.) Le società di cui al comma 1 sono in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e sono soggette alla competenza disciplinare dell'ordine di appartenenza”. Al fine di garantire una maggiore concorrenzialità l’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito inoltre a società di persone, società di capitali o cooperative, mentre è vietato per società fiduciarie e trust. Altra fondamentale novità del DDL Concorrenza è quella che obbliga l'avvocato a comunicare al cliente un dettagliato preventivo in forma scritta relativo alla prestazione professionale richiesta con l’indicazione dei vari costi distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico. Il DDL prevede quindi la fornitura del preventivo scritto al conferimento dell’incarico anche in assenza di un’esplicita istanza da parte del cliente, come fino ad oggi è stato, nel rispetto del principio di trasparenza che il professionista è tenuto a tenere nei confronti dello stesso (così come vige allo stesso modo per assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell’utenza, l’obbligo per i professionisti iscritti ad ordini e collegi di indicare e comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni).

L’altro settore che viene interessato da questo Decreto Legge, e quello sicuramente che mi sta più a cuore, è quello del mondo notarile: cambia infatti il numero teorico dei notai sulla previsione della riduzione del rapporto tra i notai e la popolazione da 1/7.000 a 1/5.000. La giustificazione del previsto aumento è una maggiore concorrenza tra Notai ed una possibilità di maggiore occupazione giovanile. L’intervento del notaio continuerà invece nel caso di costituzione di SRL semplificate, così come il registro delle successioni, fino ad oggi tenuto dalle cancellerie dei tribunali, sarà d’ora in poi curato dal Consiglio nazionale del notariato. Viene esteso l’ambito territoriale nel quale il notaio può esercitare le proprie funzioni: le funzioni, fino ad oggi limitate al solo distretto di corte d’appello in cui si trova la sede assegnata, potranno essere svolte in tutto il territorio della regione in cui si trova la sede notarile nonché nel territorio del distretto di Corte d’appello se questo comprende più regioni.

Con riguardo all’aumento del numero dei Notai deve segnalarsi che il 6 giugno 2017 il Consiglio Nazionale del Notariato nell’audizione alla Camera dei Deputati aveva presentato un pregevole studio che metteva a confronto il rapporto notai/abitanti di 24 paesi europei. Da tale studio l’Italia risultava, a fronte di un rapporto medio europeo notai/abitanti di 1/14.256, presentare un rapporto di 1/9.506: più basso di quello esistente in Germania (1/10.461), Olanda (1/12.420), Polonia (1/14.627), Spagna (1/16.054), Austria (1/17.398), Portogallo (1/28.956), tanto per considerare solo i paesi maggiori. Con il nuovo rapporto previsto dalla nuova legislatura l’Italia si porrebbe invece, tra i paesi considerati dallo studio del CNN, al terzo posto (partendo dal basso), preceduto solo da Malta e Grecia. In Europa però, come ci informa il citato studio del CNN, il numero dei notai viene determinato non solo in considerazione del numero degli abitanti ma anche del numero di “atti prodotti”, particolare che non risulta preso in considerazione invece nel panorama italiano dove, non solo negli anni sono state tolte competenze al Notaio (vendite di autoveicoli, cessione di quote sociali), ma soprattutto perché vi è stata una diminuzione drastica e consistente dei ricavi che consentono a malapena di sostenere le spese dello studio per una percentuale molto alta degli studi e per  la quasi totalità dei Notai più giovani. Basti pensare non solo alla eliminazione dell'onorario professionale per la redazione di atti di società a responsabilità limitata semplificate, prima riservate a soggetti di età inferiore ad un certo limite, con l'intento di favorire l'imprenditorialità giovanile, poi generalizzata con l'eliminazione del limite, alla eliminazione di competenze, come sopra ricordato, ma soprattutto alla massiccia diminuzione delle vendite immobiliari e degli atti societari conseguenti alla ormai nota e prolungata crisi economica.

Senza trascurare poi il timore che un aumento così elevato possa comportare una fisiologica diminuzione della preparazione richiesta per il concorso e quindi una diminuzione della qualità della tutela dei diritti.

Degne di nota, infine, le novità riguardanti il deposito prezzo e soprattutto il conto corrente c.d. dedicato, anche se la non felice formulazione della norma ha provocato, spiace dirlo, specialmente da parte della stessa categoria, interventi spesso frettolosi, se non del tutto singolari, in ordine all’interpretazione delle stesse, pur essendone fin troppo evidente la finalità. Mi riprometto di tornare a tale riguardo e quanto prima, in modo più specifico e più puntuale, ad approfondire tali tematiche e le varie problematiche che ne derivano.

Notaio Camillo Verde

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Tue, 19 Sep 2017 18:48:54 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/458/1/decreto-concorrenza-cosa-cambia-per-il-mondo-forense-e-notarile notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Decreto Concorrenza: prime osservazioni sul deposito prezzo e sul c.d. conto dedicato. http://www.notaiocamilloverde.it/mc/457/1/-decreto-concorrenza-prime-osservazioni-sul-deposito-prezzo-e-sul-cd-conto-dedicato

 In riferimento al DDL Concorrenza (diventato Legge il 4 agosto 2017, dopo oltre 2 anni di lavori parlamentari)  sono state riferite in vari ambiti, il più delle volte  attraverso i mass media, informazioni  inesatte ed interpretazioni a dir poco singolari.  Ripromettendomi di ritornare in modo più organico e puntuale sul tema, mi limito ad alcune brevi e sintetiche riflessioni.

Per quanto riguarda il deposito prezzo e il conto dedicato (in ordine alla cui disciplina  si rinvia alla lettura della norma), vi è stata una corsa ingiustificata e a dir poco sbrigativa nel qualificare il primo quale attività obbligatoria da effettuare, pur se richiesta solo da una delle parti e nel ritenere necessario, se non addirittura obbligatorio, per il Notaio, aprire oltre al conto dedicato altro conto per le spese attinenti lo studio e l’attività.

Invero quel che va diligentemente recepito e compreso (pur considerando l’approssimazione, la genericità e per certi versi anche l’inesattezza  delle norme) sono le finalità, queste sì degne di condivisione, che il legislatore si prefiggeva:  la “sicurezza” dell’operazione ed il controllo della gestione, da parte del Notaio, delle somme ricevute dai clienti per il pagamento delle imposte, per l’eventuale  deposito prezzo e/o quant’altro dagli stessi versato e che, in sostanza,  non riguardi i compensi Notarili.

In parole poverissime, “si  è mirato” ad evitare, da un lato,  che il Notaio utilizzasse le somme  destinate al pagamento delle imposte e del deposito prezzo per altre finalità e dall’altro a garantire l’acquirente attraverso il deposito al Notaio delle somme fino a quando non sia eseguita la formalità pubblicitaria con la quale si acquisisce la certezza che l’acquisto si è perfezionato senza subire gravami (ipoteche giudiziali, sequestri, pignoramenti, domande giudiziali, eccetera, oppure fino a che non siano  estinte eventuali passività gravanti sul venditore, si pensi al caso della vendita di una casa acquistata con un mutuo ancora in essere.

Orbene, ad una prima e veloce riflessione, se l’intento del legislatore fosse stato quello di rendere il deposito prezzo “obbligatorio per il venditore a seguito della  richiesta del solo acquirente (o viceversa)”, si sarebbe dovuto utilizzare una formulazione diversa, più semplice, chiara ed inequivocabile.

Alcuni interpreti qualificano la norma quale opzione potestativa di ordine pubblico, inderogabile e dunque irrinunciabile.

In ogni caso e qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare al dettato normativo, non poche saranno le complicazioni e i contenziosi che nasceranno dalle “reazioni” dei venditori e dei loro “consulenti” a  tale “incerta” disposizione.

 

In sostanza, e riservandomi di approfondire quanto prima tali tematiche, la finalità perseguita  andava manifestata  attraverso una formulazione della norma inequivocabile che non ponesse il fianco a diverse interpretazioni del tutto legittime.  Le finalità di  garanzia e di tutela nella circolazione dei beni e diritti sarebbe stata indubbiamente raggiunta, per esempio,  attraverso la espressa ed inequivocabile obbligatorietà a stipulare un preliminare trascritto (si consideri che  la richiesta di deposito prezzo comporta delle spese e degli onorari per il soggetto che lo richiede allo stesso modo del preliminare trascritto) ovvero attraverso una enunciazione normativa che non desse spazio a contrarie e pur legittime interpretazioni statuendo ad esempio che: a) ciascuna delle parti, senza che vi sia necessità del consenso dell’altra , può chiedere il deposito prezzo…;

oppure b) “negli atti che hanno ad oggetto il trasferimento di diritti immobiliari etc… le somme costituenti il prezzo devono essere depositate al Notaio rogante” eventualmente aggiungendo “ non essendo possibile derogarvi pur con l’accordo delle parti stante la finalità di ordine pubblico della stessa”;

o ancora molto più semplicemente c) “ negli atti che hanno ad oggetto il trasferimento di diritti immobiliari etc.., le somme costituenti il prezzo devono essere depositate al Notaio rogante”.

 

La menzione dell’obbligatorietà tout court del deposito prezzo, a prescindere dalla richiesta di una delle parti,  avrebbe eliminato qualsivoglia incertezza ed interpretazione.

Ritengo, tuttavia,  che  i Notai avranno,  per la stragrande maggioranza,  la capacità di evitare ogni “tensione” che eventualmente  dovesse insorgere tra le parti a motivo delle diverse interpretazioni che  di volta in volta si prospetteranno. E sono certo che le risolveranno  brillantemente e con il dovuto buon senso che deve, sempre e comunque, accompagnare la funzione da essi svolta,  ricordando  che,  pur nella difficoltà determinata dalla non felice disposizione normativa,  dovranno,  come è consuetudine, non solo  essere imparziali, ma anche apparire tali.

Quanto poi alla necessità od addirittura obbligo di avere due conti separati il problema appare invero inesistente.

Rinviando alle considerazioni fatte anche da altri colleghi Notai, è sufficiente fare alcune semplici riflessioni.

La norma “obbliga” il Notaio a versare “determinate somme” ricevute dal cliente (es. quelli per le imposte e del deposito prezzo) sul conto dedicato e a non utilizzarle per altri scopi se non quelli previsti.

In sostanza la norma è evidentemente diretta ad impedire  al Notaio di “spalmare”  tali somme su vari conti e di utilizzarle per altre finalità. L’intento del legislatore, dunque, è quello di facilitare il controllo,  individuando un solo conto su cui devono essere versate obbligatoriamente “quelle somme”.

Su tale conto, però, come è altrettanto evidente, il Notaio continua ad essere legittimato ad operare. E non potrebbe essere altrimenti.

Dunque, poiché avere uno, due o tre conti, di cui uno dedicato non impedisce, in ipotesi, al Notaio “poco serio” di appropriarsi delle somme di quest’ultimo, che senso ha ritenere che oltre al conto dedicato il Notaio debba avere anche altro conto professionale?

La norma  non vieta al Notaio di versare sul conto dedicato somme diverse da quelle previste per le imposte e per il deposito prezzo, recita infatti così : «66-bis. Il notaio o altro pubblico ufficiale puo' recuperare dal conto dedicato, a seguito di redazione di apposito prospetto contabile, le somme di cui al comma 63 che abbia eventualmente anticipato con fondi propri, nonche' le somme in esso versate diverse da quelle di cui al medesimo comma 63».

Consentendo di recuperare “le somme versate diverse…”, evidentemente,  si riferisce ad ogni altra somma, qualunque essa sia, onorari e non.

Dunque, e di conseguenza,   la norma non vieta di effettuare altre operazioni dal conto dedicato, a meno di non voler intendere il termine “recupero” quale sinonimo di “prelevamento”.

“Recupero” significa senza alcun dubbio “poter disporre liberamente”.

Per quale ragione allora si dovrebbero fare più giroconti e bonifici che non avrebbero alcuna utilità pratica e complicherebbero il controllo invece di facilitarlo ?

In buona sostanza, ad esempio,  il Notaio che versa anche gli onorari e l’IVA sul conto dedicato e poi non li “preleva” ma li “recupera” effettuando da quel conto il pagamento degli stipendi (con il relativo prospetto contabile) di certo non viola la norma e probabilmente rende più facile il controllo circa l’operatività del conto stesso.

La norma, in definitiva, impone solo di non utilizzare le somme “versate dal cliente per le imposte e/o del deposito prezzo” per altre finalità se non quelle previste. E

quindi, in parole povere, che nel conto dedicato vi sia sempre disponibile un ammontare sufficiente a registrare tutti gli atti stipulati dal Notaio e  ad ottemperare a quant’altro previsto dalla norma.

Il problema di un solo conto dedicato ovvero di due conti non è dunque un problema che attiene al rispetto della legge. La legge impone solo e soltanto che “quelle somme” vengano versate “obbligatoriamente” sul conto dedicato.

Il punto cruciale è, se mai, un altro.

A meno di non aver voluto ostacolare o rallentare enormemente la circolazione dei beni e dei diritti, cosa che non appare credibile, il legislatore ha “dimenticato” che nelle modalità di pagamento l’assegno bancario è ancora oggi il mezzo più utilizzato (ma anche con il circolare le cose non cambierebbero di molto).

Ebbene, l’assegno va versato materialmente in banca (e non credo che gli studi notarili facciano giornalmente questa attività, pena un notevole aggravio di tutta l’organizzazione);  la somma poi, e soprattutto,  non è disponibile  immediatamente.

In altre parole, il Notaio dovrebbe, come ha sempre fatto, anticipare le somme per il pagamento delle imposte, poiché “gli adempimenti” vanno fatti il prima possibile e non possono certo attendere “la valuta” o comunque il buon fine dell’assegno (non credo sia necessario ricordare la prassi giurisprudenziale ormai sempre più ingiustamente penalizzante) e  dipendere  dalla rapidità e la frequenza con cui il Notaio od un suo impiegato si reca a versare l’assegno in banca.

Non è certo questa la funzione del Notaio, rincorrere sempre e comunque qualcuno o qualcosa  e “mettere una pezza” a norme di difficile interpretazione, scritte forse senza consultare la categoria, o avendo consultato chi evidentemente non ha esperienza “sul campo”.

Nella considerazione che, come noto, il denaro è bene fungibile si potrebbe consentire  di utilizzare  il solo conto dedicato per “tutte”  nessuna esclusa,  le operazioni che riguardano “l’attività dello studio notarile”, compreso stipendi, leasing computer etc. (e predisporre un documento che oltre alla causale dell’operazione giustifichi i movimenti). Non è certo un problema se il conto dedicato sia sovraalimentato, il problema se mai sarebbe il contrario.

Ovvero consentire che  il Notaio, per accelerare l’esecuzione degli adempimenti,  versi l’assegno del cliente direttamente sul conto personale di studio avendo previamente  dotato  il conto dedicato della provvista corrispondente alle imposte da pagare, alla tassa archivio e a quant’altro richiesto dalla norma. E che ciò sia consentito non solo atto per atto, ma anche attraverso la costituzione del c.d. castelletto.

Notaio Camillo Verde

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Tue, 19 Sep 2017 18:43:01 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/457/1/-decreto-concorrenza-prime-osservazioni-sul-deposito-prezzo-e-sul-cd-conto-dedicato notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Aperte iscrizioni Corso di formazione http://www.notaiocamilloverde.it/mc/456/1/aperte-iscrizioni-corso-di-formazione

Corso di formazione

SCUOLA ALTA FORMAZIONE SPECIALISTICA AVVOCATI IN DIRITTO DELLE PERSONE, RELAZIONI FAMILIARI, MINORENNI DI CAMMINO IN COLLABORAZIONE CON SCUOLA SUPERIORE AVVOCATURA E I DIPARTIMENTI DI GIURISPRUDENZA DELLE UNIVERSITÀ DI ROMA TRE, CASSINO – LAZIO MERIDIONALE, SALERNO

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Fri, 1 Sep 2017 18:54:45 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/456/1/aperte-iscrizioni-corso-di-formazione notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Con la riforma per risparmiare si rischia di avere meno tutele http://www.notaiocamilloverde.it/mc/455/1/con-la-riforma-per-risparmiare-si-rischia-di-avere-meno-tutele

Con la riforma per risparmiare si rischia di avere meno tutele

Intervista pubblicata su Tiburno del 24/03/2015

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Fri, 1 Sep 2017 18:27:11 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/455/1/con-la-riforma-per-risparmiare-si-rischia-di-avere-meno-tutele notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)
Regime patrimoniale della famiglia. Comunione o separazione dei beni? http://www.notaiocamilloverde.it/mc/445/1/regime-patrimoniale-della-famiglia-comunione-o-separazione-dei-beni

L’aumento delle tasse sulla casa ha spinto le famiglie a ragionare sull’opportunità di gestire in maniera diversa l’intestazione della proprietà delle stesse. Quali possono essere le soluzioni migliori?

Il nostro esperto, il notaio Professor Camillo Verde, risponderà al nostro quesito in più interventi cominciando in questo primo numero della nostra rubrica da una premessa conoscitiva fondamentale che riguarda il regime patrimoniale scelto dai coniugi per la loro famiglia. 

Solo in questo modo, infatti, potremo capire come muoverci al fine di "migliorare" l'assetto di interessi già adottato.

Professore, la legge italiana in che modo regola i rapporti di natura patrimoniale tra i coniugi?
La materia è disciplinata dalla legge n. 175 del 19 maggio 1975 che ha riformato le disposizioni del codice civile stabilendo all'articolo 159 che il regime legale, ovvero quello che si applica automaticamente senza bisogno di alcuna manifestazione di volontà adesiva, è quello della comunione dei beni. Prima della riforma del 1975 il regime legale era quello della separazione dei beni.

Regime di comunione vuol dire che a seguito del matrimonio i beni che appartengono a ciascun coniuge diventano di entrambi?
No. La comunione dei beni riguarda tutti i beni che i coniugi acquisteranno, insieme o separatamente, dal giorno del matrimonio in poi, con esclusione dei cosiddetti beni personali . La comunione riguarda poi i frutti dei beni e i proventi di attività di ciascun coniuge che non sono stati consumati prima che venga sciolta la comunione stessa e le aziende gestite da entrambi i coniugi costituite dopo il matrimonio.

E se un’azienda apparteneva ad uno solo dei coniugi prima del matrimonio?
Se l'azienda è gestita solo da lui allora resta esclusa totalmente dalla comunione, se invece è gestita da entrambi i coniugi, ricadono in comunione solo gli utili e gli incrementi. Ha detto che sono esclusi dal regime di comunione i cosiddetti beni personali. Di quali beni si tratta? In sintesi, sono beni personali quelli che il singolo coniuge ha acquistato o rispetto ai quali era titolare prima del matrimonio; quelli ricevuti per donazione o successione dopo il matrimonio, a meno che non sia specificamente indicato dal donante o dal defunto (in caso di testamento) che i beni stessi debbano essere attribuiti alla comunione; i beni di uso strettamente personale (ad. es. i vestiti); i beni che servono per l'attività di lavoro del singolo, salvo quanto detto per l'azienda che già ricade nella comunione; quelli ottenuti a titolo di risarcimento del danno, la pensione relativa alla perdita di capacità lavorativa ed infine quelli acquistati con il ricavato della vendita di beni personali.

In che modo i coniugi possono attuare il regime di separazione dei beni in deroga alla comunione legale? Cosa comporta questa scelta?
Innanzi tutto i coniugi possono scegliere la separazione dei beni dichiarandolo all'atto di celebrazione del matrimonio oppure con apposita convenzione stipulata innanzi ad un Notaio. In tal caso ciascun coniuge è esclusivo proprietario dei beni acquistati dopo il matrimonio e allo stesso modo gode dei frutti ed ha l’amministrazione dei beni di cui è titolare. Va sottolineato che tale scelta, così come ogni altra modifica alla comunione, deve essere annotata nell'atto di matrimonio per renderla opponibile ai terzi. In mancanza si presume esistente la comunione legale.

La separazione dei beni è l’unico modo per impedire che i beni acquistati dopo il matrimonio ricadano in comunione?
No, esistono altre soluzioni. Nel caso di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri (es. autoveicoli) è possibile escludere che l'acquisto degli stessi ricada nellanella comunione qualora si tratti di beni di uso strettamente personale, di beni che servono all'esercizio della professione e quelli pagati con il ricavato della vendita di altri beni personali. In tutti questi casi è necessario tuttavia che l'esclusione dalla comunione sia confermata nell'atto stesso dall'altro coniuge.

Gli effetti della scelta tra il regime di comunione e separazione si riflette anche sulla sorte successoria dei beni acquistati in vita? In che modo?
Certamente. Se un soggetto muore dopo essere stato coniugato in regime di comunione legale dei beni, nel suo asse ereditario sarà compresa solo la metà della proprietà dei beni acquistati in costanza di matrimonio (l’altra quota spetterà infatti già dal momento dell’acquisto all’altro coniuge). Se il soggetto che muore è invece coniugato in separazione dei beni, la devoluzione ereditaria dipenderà dalla quota di proprietà intestata al soggetto defunto.

 

Secondo la sua casistica le coppie di coniugi, oggi, scelgono maggiormente la separazione dei beni ?
Per esperienza posso dire che molto spesso i coniugi, soprattutto quelli non giovanissimi, si spaventano sentendo parlare di "separazione" ed anche spiegando loro che tale scelta non scalfisce affatto la loro unione, limitandosi a disciplinare i soli rapporti patrimoniali, sono restii a scegliere tale formula. E' possibile in tal caso regolarsi come sopra indicato oppure scegliere altre soluzioni previste dalla normativa in materia che in tale sede non è possibile inquadrare in maniera esaustiva e che cercherò di esaminare nei prossimi interventi unitamente ad altri strumenti di tutela del patrimonio familiare

Notaio Camillo Verde

IL NOTAIO PROFESSOR CAMILLO VERDE

La lunga e illustre carriera professionale del notaio Professor Camillo Verde, classe 1960, inizia con la Laurea in Giurisprudenza, conseguita con lode presso l’Università La Sapienza di Roma, a soli ventidue anni. Dopo avere frequentato, quale vincitore di concorso, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e svolto attività di consulenza presso importanti Aziende Pubbliche (tra le altre la S.I.P. ora TELECOM e società del gruppo IRI ITALSTAT), si è dedicato fin dal 1985 all’attività professionale ed universitaria avendo superato nello stesso anno gli esami di Avvocato e di Docente Universitario;
• Già Avvocato Cassazionista e Giudice Onorario dal 1994 è Notaio (iscritto nel Ruolo dei Distretti Notarili Riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia);
• Ha svolto e svolge attività di consulenza e assistenza per i privati e per primarie Aziende Pubbliche e Private tra le quali Istituti Bancari, Partiti politici ed Associazioni Sindacali di rilievo nazionale ed enti confederali (Patronati e Caf). • Ha ricoperto e ricopre altresì incarichi presso i Tribunali di Roma, Tivoli e Latina. • E’autore di numerose pubblicazioni in materia civile e societaria.
• Oltre all’insegnamento Universitario, che attualmente svolge come docente di ruolo presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, il Professor Camillo Verde ha insegnato presso Istituzioni Private e Pubbliche tra le quali la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri di Roma e presso la Scuola della Guardia di Finanza di Gaeta.
Lo studio del notaio Camillo Verde, con sede a Monterotondo, si avvale della quotidiana collaborazione di Avvocati e personale altamente qualificato rappresentando, ormai da circa un ventennio, un punto di riferimento, soprattutto nel nostro territorio, sia per le Istituzioni pubbliche sia in particolare per le imprese, il privato cittadino e le famiglie, offrendo competenza e disponibilità nell’assistere e nel consigliare i clienti in tutto l’iter che precede e conduce alla stesura dell’atto finale di sistemazione dei propri interessi istituzionali, imprenditoriali e familiari.

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Mon, 26 Jun 2017 00:00:00 +0000 http://www.notaiocamilloverde.it/mc/445/1/regime-patrimoniale-della-famiglia-comunione-o-separazione-dei-beni notaiocamilloverde@gmail.com (Notaio Camillo Verde)